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La Bellezza Ritrovata. Intesa Sanpaolo presenta i capolavori restaurati dell’arte italiana

di - 17 Aprile 2017
È indubbio che, nella temperie in cui viviamo, la comunicazione è veicolo fondamentale di conoscenza e diffusione. Tuttavia, è altrettanto inconfutabile che un eccessivo clangore lascia motivati dubbi sul valore effettivo di quanto raccontato, facendo sorgere perplessità, oltreché ammirazione, sulla campagna mediatica, certo costosa ma ben riuscita e ai limiti della perfezione, che finisce con l’obnubilare anche quel che c’è di buono in quanto diffuso.
Non è il caso dei restauri in generale, lunghi, faticosi, impegnativi anche economicamente ma che hanno il pregio di restituire alla pubblica fruizione capolavori del nostro patrimonio artistico-culturale, indubitabile ricchezza per vivere meglio il presente e costruire il futuro. È in quest’ottica che si pone “Restituzioni”, progetto di restauro di beni artistici e architettonici sviluppato in collaborazione con gli Enti Ministeriali della tutela e avviato nel 1989 a Vicenza dalla Banca Cattolica del Veneto, confluita nel gruppo Intesa Sanpaolo. Con più di 1000 tesori artistici a oggi recuperati, un settore vivacissimo del ventaglio culturale delle Gallerie d’Italia, il polo museale di Intesa Sanpaolo articolato sulle sedi di Vicenza, Napoli e Milano. Tra i restauri presentati nel 2016 in occasione dell’esposizione “La bellezza ritrovata” presso la sede di Milano, particolarmente significativo è quello del Crocifisso in legno di pioppo della chiesa vicentina di Araceli in Cristo Re, rara testimonianza di scultura lignea del tardo ‘200, in mostra fino al 14 maggio 2017 presso Palazzo Leone Montanari, sede delle Gallerie d’Italia a Vicenza.
Tale splendido manufatto, anche se il tema trattato non è ilare, rappresenta un segno devozionale pregno di significati salvifici per il nostro Occidente improntato dal Cristianesimo, anzi uno dei cardini fondamentali che va rispettato e onorato come tutti i segni e i simboli di ogni religione, frutto di quell’ineffabile anelito all’infinito che caratterizza l’uomo. Oggi l’umanità predilige espressioni artistiche in cui trionfano il male, la consunzione e il disfacimento quasi che non ci fosse già una saturazione di notizie drammatiche da tutto il globo: val la pena esaltare ciò che già ci circonda quotidianamente?
La tradizione vuole che il Crocifisso di Araceli sia approdato integro nel XIII Secolo nei pressi di Vicenza, trasportato da una funesta piena del fiume Astico, anche se i primi documenti che lo citano risalgono al ‘600, quando se ne è consolidata la devozione. Ascrivibile a due periodi diversi, (oltre ad aggiunte successive, l’opera suggerisce infinite connessioni culturali, frutto di spostamenti di uomini tra il Nord e il Sud dell’Europa, inducendo a riflettere sull’ingegnosità dell’uomo capace di trasmettere la propria vena di melanconica tristezza intrisa di dolce serenità a un pezzo di legno antropomorfizzato. L’accurato restauro ha permesso di approfondire gli scarsi retaggi in ambito vicentino della scultura lignea medievale: epoca ricca di trasformazioni, vitalità e progresso ingiustamente considerata negativa. (Wanda Castelnuovo)

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