Categorie: Mostre

C’è una mostra di Georg Baselitz all’interno del sito Unesco di Sabbioneta

di - 2 Giugno 2024

È sempre più necessario il tema che contemporaneità e tradizione possano dialogare, attraverso l’incontro di artisti attuali e ambientazioni classiche. Questo l’intento della Fondazione Sabbioneta che nasce nel 2022 nell’ottica di una collocazione nazionale e internazionale del suggestivo borgo di Sabbioneta, in provincia di Mantova, fortezza militare con bastioni a cuneo, costruita nell’arco di cinquant’anni. La cittadina, dove arte e storia si sposano, appare ordinata in modo simmetrico, quasi metafisica, uno dei maggiori esempi di città ideale rinascimentale costruita in Europa, realizzata nella seconda metà del Cinquecento per volere di Vespasiano Gonzaga Colonna.

La Fondazione mira alla valorizzazione e promozione attraverso eventi che sappiano coniugare tradizione e innovazione, aprire confronti e dialoghi, proporre laboratori di ricerca scientifica e culturale e organizzare attività per il pubblico, offrendo la possibilità di muoversi anche tra i principali monumenti del borgo. Tra i tanti spiccano Palazzo Ducale, oggi spazio espositivo, un tempo dimora del Duca e Palazzo di Governo, dai bellissimi soffitti lignei di noce e cedro, il Teatro all’Antica, progettato dall’architetto Vincenzo Scamozzi, primo esempio di teatro stabile dell’età moderna, la Sinagoga dell’Ottocento, il Palazzo Giardino, con annesso un Giardino geometrico all’italiana, luogo delle delizie, del divertimento, dell’ozio, delle collezioni d’arte, all’incirca con le stesse funzioni di Palazzo Te a Mantova.

Georg Baselitz e Vespasiano

È proprio in quest’ultimo Palazzo che Georg Baselitz sceglie il luogo per la sua mostra: la Galleria degli Antichi, seconda solo a quella degli Uffizi, così come il Duca Vespasiano l’aveva scelta con la funzione di contenitore della propria collezione in epoca rinascimentale, ricca di marmi antichi, bassorilievi, busti e statue acquistati tra Roma e Venezia.

Georg Baselitz nel suo studio, 1999_© Elke Baselitz 2024

Denominato “Il Casino”, la Galleria unisce il gusto di Vespasiano per la grandezza classica, la modernità dell’Umanesimo e il Manierismo, e denota la consistente cultura letteraria del Duca che detta le trame dell’iconografia del Palazzo. Le decorazioni delle stanze affidate all’artista cremonese Berardino Campi e ai suoi collaboratori, della scuola di Giulio Romano, richiamano il classicismo e l’antica Roma, luogo a cui Vespasiano è profondamente legato.

Ma chi era Vespasiano? E come può un capitano e generale di epoca rinascimentale essere accostato a un artista contemporaneo? Personaggio versatile e valoroso, Vespasiano è un uomo libero e virtuoso che non affida il suo destino a Dio, come avveniva nel Medioevo ma alle sue scelte e capacità. A raccontarlo è un film, L’anima di un uomo, vincitore dell’European Art Festival e del Monza Film Fest, creato e prodotto dal Comune di Sabbioneta. Allo stesso modo, Baselitz è un artista poliedrico, ribelle. Vissuto e formatosi in Germania tra gli anni Cinquanta e Sessanta, descrive una nazione che vive la colpa di non essere ancora riuscita a risaldarsi. Pittore, scultore e incisore, conoscitore dell’Italia e del Manierismo e, come nel manierismo, lontano da un ideale di arte che imiti la realtà, considera anch’egli l’uomo al centro della globale vicenda storica e umana, artefice del suo destino, eroe deluso dalla perdita delle ideologie ma non sconfitto.

La mostra di Baselitz a Sabbioneta

La pittura è un fatto filosofico, politico, civico, ieri come oggi. La pittura di Baselitz, uomo vissuto nel secondo dopoguerra, che di quella guerra ha conosciuto l’orrore, la desolazione, la solitudine, la brutalità, il ripetersi di tragici eventi, ci porta a riflettere sulla potenza del segno, sulla matericità vitale, sul senso della storia, sulla memoria, sui codici umani e non che riguardano l’umanità intera: la nascita, la violenza, la guerra, la speranza, il senso di vuoto, l’imperfezione, la morte, la frammentazione.

La mostra si apre con un video dedicato all’artista, alla sua biografia e a due sculture di notevoli dimensioni, realizzate in olio su bronzo patinato e collocate nella Sala degli Specchi, Donna Via Venezia e Saluto romano. Vi è all’interno di queste opere un’astrazione: secondo l’artista infatti non è lo specchio che restituisce la nostra immagine reale, bensì rappresenterebbe solo un’apparenza ingannevole, poiché a contare è l’interiorità.

Donna Via Venezia, 2004 – 2006 Bronzo, patinato, e olio 263,5 x 86,5 x 93,5 cm_Photo Jochen Littkemann © Georg Baselitz 2024

La Galleria degli Antichi, detta il “Corridoio Grande”, di circa 97 metri, presenta un esterno in pietra a vista con ventisei arcate e internamente è affrescata dagli aretini Giovanni e Alessandro Alberti per celebrare le doti e le glorie del Duca e della sua gente. Antico e moderno si fondono perfettamente in questo spazio prospettico e profondo in cui Baselitz inserisce enormi dipinti su tela e dieci linoleografie tutte del 2002, stampate a mano, dai titoli enigmatici, (“La reine im Strandbad”, La regina al lido; “L’ombrelle”, L’ombrello; “Tor nach Westen”, Porta verso Ovest), di oltre due metri di altezza.

L’esposizione è intitolata Belle Halein, con riferimento all’opera di Marcel Duchamp, Belle Haleine, Eau de Voilette (Bel respiro, acqua di velo). Si tratta di un readymade realizzato in collaborazione con Man Ray, rappresentato da un profumo e da un’etichetta con la figura dell’alter ego femminile di Duchamp, Rrose Sélavy. Il gioco di parole “Eros, c’est la vie”, “Amore, questa è la vita”, viene reinterpretato dall’artista tedesco in scene tratte da litografie erotiche dell’Ottocento, svestite e in atteggiamenti provocatori, poste sottosopra secondo un suo tratto distintivo, utilizzato dalla fine degli anni Sessanta per decostruire le immagini e dare il senso di un ordine capovolto.

Il significato del capovolgimento di Baselitz

Baselitz prende soggetti utilizzati da Duchamp e li mixa come negli oli su tela “Der Schachspieler und die Kammerzofe”, Il giocatore di scacchi e la cameriera, “Dr.Dumouchel und die Apothekerin”, Dottor Dumouchel e la farmacista, “Sujet ordinaire”, Soggetto ordinario, in un atto contraddittorio che vuol evidenziare le singolarità e le individualità di ogni essere umano, inteso come collettività. Le opere vanno viste nell’insieme, non tanto come narrazione, ma quali istantanee moderne ancorate alle sue radici e alla propria provenienza. La genialità duchampiana è estesa alla realtà, al degrado, all’esperienza concreta e per questo diviene maggiormente alla portata dei visitatori che fanno vivere l’opera, la interpretano, la interiorizzano. La sua gestualità tende a riunire astrazione e figurazione in un rovesciamento di visioni che non corrisponde solo a un capovolgimento reale delle opere ma del pensiero e dell’esistenza stessa, sovvertendo canoni socio politico-culturali incentrati sull’apparenza, sulla pop art, sul consumismo, sulla mercificazione, sull’illustrazione

Le imponenti linoleografie sono realizzate attraverso una sequenza cinematografica di scene conturbanti e capovolte, vicine al surrealismo di Chagall, nell’incontro carnale dei corpi, nella circolarità che rimanda alla Danae di Klimt, perfetta nelle sue imprecisioni, e all’Universo. Tra le opere su stampa blu, nera e rossa, spiccano “Das Modell von Balthus”, La modella di Balthus, “Rosa Aus Luxemburg”, Rosa da Lussemburgo,“Belle voilette”, Bel Velo,  “Spab mit Florine”, Divertirsi con Florine, “La nuit mit Marie”, La notte con Marie.

La nuit mit Marie, 2002, linocut, 201,4 x 148, 2 cm on paper 228 x 170 cm
Belle voilette, 2002 Linoleografia in ross su carta 201,7x 148,8 cm_Photo Ulrich Ghezzi © Georg Baselitz 2024

Appaiono nella visione piccoli cerchi bianchi a coprire le nudità, a creare nello spettatore un invito a guardare e a immaginare oltre, a stimolare il desiderio. Nel coprire i genitali l’autore non vuole infatti censurare l’opera, come invece accaduto negli anni Sessanta alla sua prima personale in cui appariva una figura di bambino con un fallo di mole gigantesca tra le mani, piuttosto aprire spazi ulteriori di veduta, come nel taglio di Fontana. La scelta di utilizzare il linoleum ha permesso all’artista di operare su scala colossale, lavorando direttamente a terra e segnando le superfici con gesti veloci e incisivi, che trovano una propria identità all’interno dell’astrazione gestuale, dell’espressionismo tedesco e del tachisme.

Tutt’intorno le pareti affrescate, il manierismo che impazza, gli echi di Veronese, Tiziano e Tintoretto, ma anche Otto Dix, Dalì e Picabia, Beuys e Giacometti, le insolite coloriture di Baselitz, l’utilizzo della luce, la costruzione delle composizioni, l’affresco delle espressioni, la prospettiva della Galleria. La scelta di unire classicità e contemporaneità ci pone davanti a un Giudizio Universale dove siamo tutti chiamati a riflettere su quello che poi conta davvero, l’amore.

La mostra Belle Halein è un’esperienza tra canonico e attualità, un’inversione di rotta, una modifica strutturale, la fine della guerra e l’inizio del racconto.

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  • Nei giorni scorsi ho accompagnato alcuni amici a visitare la galleria per la prima volta e, naturalmente, sono rimasti molto delusi per il fatto di non poter ammirare il salone così come sempre viene illustrato sulle guide turistiche, anche perchè patrimonio dell'Unesco. Ritengo che una simile mostra sia adatta ad una location più minimal dove il visitatore può dedicarsi alle opere dell'artista senza distrazioni. Nel contesto di una galleria così imponente e già completamente decorata l'attenzione del visitatore è continuamente distratta. Da un lato sculture e affreschi dai colori delicati e a temi classici e dall'altro installazioni dai colori vivaci e con temi spesso decisamente osè, per non parlare del mancato colpo d'occhio che offre la galleria appena si entra. Non credo proprio sia stata una buona idea presentarla in questo modo a chi la vuole visitare per la prima volta e a pagamento.

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