Composta commozione, il pomeriggio del 25 agosto, ha accolto le salme di Lina Balestrieri e Marilena Romanini, le due vittime del terremoto che ha colpito Casamicciola alta lo scorso lunedì, alle 20:57. I funerali di Stato sono stati officiati dal Vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, nel gremitissimo Palazzetto dello Sport “Federica Taglialatela”, alla presenza delle autorità locali, dei sindaci dei sei Comuni dell’isola, del Vice Prefetto Giovanni Borrelli, del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, del Ministro dell’Interno, Marco Minniti.
A introdurre la celebrazione, il marito di una delle vittime, Antonio Cutaneo, che condivideva con la moglie Lina, un percorso di fede nel cammino Neocatecumentale e che, riportando il desiderio della moglie, ha dichiarato: «Questa è una festa, come Lina diceva sempre, quando sarà il momento aspetterete tre giorni prima di mettere i manifesti e farete una grande festa e oggi celebriamo una festa».
Il Vescovo ha espresso la propria vicinanza alle vittime e a tutta la popolazione colpita dal sisma, affermando: «La vicinanza alla comunità ferita dal sisma mi spinge anche a prendere le distanze da certi giudizi che ritengo affrettati e strumentali, che contribuiscono a presentare un’isola che avrebbe fatto dell’abusivismo edilizio e, più in generale, dell’illegalità, un sistema di vita. In questi giorni ho incontrato tanti uomini e donne che abitavano nelle zone interessate dal terremoto e ho letto nei loro sguardi, ma anche nelle loro parole, tanta amarezza non soltanto per aver perso la casa, ma per essere stati additati come persone sconsiderate ed incoscienti. No, non è così il popolo ischitano». Palesando il proprio pensiero, Lagnese ha dichiarato che l’abusivismo di cui oggi tanto si sta parlando, «non può essere la vera causa dei crolli che hanno interessato per la maggior parte edifici di non recente costruzione e numerose chiese dell’isola». Alle autorità competenti Lagnese si è rivolto affinché si attivino per la ricostruzione o la messa in sicurezza degli immobili colpiti o distrutti. Lagnese ha poi ricordato i tre fratellini Mathias, Ciro e Pasquale, miracolosamente portati in salvo grazie al lavoro eccezionale dei vigili del fuoco, mentre il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, ha portato, a nome delle famiglie delle vittime, un ringraziamento a tutta la popolazione ischitana, stretta a essi in questi giorni. Al dolore dignitoso dei familiari di Lina e Marilena che hanno subito, da questa tragedia, il danno più grave, ha fatto eco la voce del popolo riunito al Palazzetto, che si è tradotta in una comunione spirituale palpabile tra tutti i presenti.
Le parole del Vescovo di Ischia sulla necessità di una corretta valutazione delle cause dell’evento sismico, hanno trovato conferma nelle dichiarazioni di Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli, per il quale il terremoto, come poi ha confermato l’ Osservatorio Vesuviano, si è verificato a 1,7 km di profondità, e non a 10 km, con un epicentro proprio in corrispondenza di Casamicciola alta, nella zona di Piazza Maio, e non in mare, a largo di Punta Imperatore, come affermava il bollettino inizialmente diffuso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Conoscendo a fondo la storia sismica dell’isola, Luongo ha potuto affermare che a causa della potenza dell’energia liberata in prossimità del suolo e in un area che è notoriamente a forte rischio sismico, l’evento avrebbe potuto essere molto più devastante. E non per la presenza di case eventualmente abusive sul territorio ma per la potenza stessa del sisma e per la mancanza di adeguamenti degli edifici alla alta sismicità dell’area, nota sin dal terremoto del 1828 e di quello del 1883, tristemente famoso per la sua forza devastatrice. (Anna Di Corcia)