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La foresta di Bosco. Atipografia presenta un’installazione site specific realizzata con alberi abbattuti. Per una primavera di fiori violenti

di - 29 Marzo 2015
“Fiori violenti: fototropismo verso la forma” è la personale di Mattia Bosco negli spazi di Atipografia, laboratorio artistico nel centro di Arzignano. Nell’antica tipografia di fine Ottocento l’artista milanese realizza una mostra scultorea, curata da Elena Dal Molin, basata sul recupero degli alberi abbattuti nel territorio del Comune. Com’è facilmente deducibile, il materiale dell’installazione site specific è il legno, che sotto forma di tronchi e fusti si staglia nello spazio espositivo quasi fosse un colonnato.
La foresta di Bosco, e scusate il gioco di parole, ricrea nelle sale della tipografia una cattedrale di ossa vegetali, “ultimi fiori”, come li definisce l’artista. Attraverso la lavorazione del legno lo scultore mostra quel che solitamente gli occhi non vedono, la parte invisibile della vita degli arbusti che, con le ramificazioni, mutano continuamente forma per soddisfare un’esigenza vitale. Questo fenomeno si chiama appunto “fototropismo”. È curioso pensare che la mostra ha aperto proprio in questa settimana di primavera, la stagione della rinascita, in cui la natura esplode di bellezza.
L’evento espositivo è inoltre occasione per presentare un progetto di intervento permanente, effettuato sempre dall’artista per la sede di Atipografia. Bosco sceglie di utilizzare un altro materiale proveniente dalla natura, il marmo, modificando la grande terrazza dello spazio. L’opera si configura come un work in progress, la sua realizzazione infatti impiegherà tutto il periodo della mostra. Una seconda puntata per l’insolito spazio veneto, inaugurato lo scorso novembre, e vicino a una dimensione più sperimentale dell’arte, anche dovuta alla sua geografia e “morfologia”. (Giulia Testa)

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