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La freschezza del Messico. Claude Corongiu ci racconta com’è andata a Material Art Fair

di - 21 Febbraio 2019
Dal 7 al 10 febbraio scorso, si è svolta a Città del Messico la sesta edizione di Material Art Fair. A margine della fiera, abbiamo intervistato una delle galleriste partecipanti, Claude Corongiu, titolare di Galleria Macca di Cagliari.
Siete reduci da Material Art Fair. Come mai avete deciso di parteciparvi? È la vostra prima partecipazione?
«Ho vissuto a lungo a Città del Messico, dove ho lavorato per una delle più importanti gallerie della città. Inoltre collaboro con diversi artisti messicani, oltre ad avere una base di collezionisti messicani che mi seguono da quando ho aperto Galleria Macca a Cagliari. Material è una delle fiere che ha attirato la mia attenzione fin dalla sua prima edizione. Ma l’anno scorso, con il cambio di location e layout e, soprattutto, con l’ingresso delle gallerie Andréhn-Schiptjenko di Stoccolma e Supportico Lopez di Berlino nel comité di selezione, la quinta edizione ha ingranato con una marcia in più. È il secondo anno consecutivo che partecipiamo nella sezione dei progetti, l’anno scorso con un site-specific di Rafa Munárriz, e quest’anno con un site-specific di Paulina Herrera Letelier».
Qual è la vostra impressione di questa edizione? Punti di forza e punti di debolezza?
«La fiera è estremamente interessante e dinamica, ospita gallerie più giovani rispetto alle blue chips che partecipano alla fiera principale di Città del Messico, che si svolge nella stessa settimana. Il punto forte è sicuramente la freschezza e la qualità delle proposte selezionate dal comité di selezione, che migliorano di anno in anno. Anche il layout della fiera è estremamente innovativo: uno scheletro leggero fatto di tubi innocenti a inscenare una struttura simile a un’arena romana, di tre piani, che permette di vedere tutti gli stand da ogni punto in cui si sosta. Un cambio radicale rispetto ai “labirinti” che troviamo nelle fiere tradizionali».
Quali sono le proposte che più vi hanno più colpito in fiera?
«Le proposte di Labor e JoséGarcía,mx sono eccellenti e sono sempre le prime che vado a vedere nei giorni di allestimento; tra gli artisti da loro esposti, mi hanno particolarmente colpito i volti enigmatiche di Etienne Chambaud nello stand di Labor, e le placche in bronzo di Nina Beier da José García. Il solo booth di Hideki Yukama da bwsmx era straordinario. Invece, tra i progetti ho trovato molto interessante la proposta della galleria Agustina Ferreyra».
Cosa avete portato voi in fiera? Qual è il vostro bilancio?
«Il progetto che abbiamo presentato è il risultato di due residenze artistiche che la artista Paulina Herrera Letelier (Chile, 1978) ha svolto nel 2018: la prima al Museo MACC di Calasetta (Sardegna) e la seconda al Progetto Borca, a Borca di Cadore in Veneto. Il bilancio è assolutamente positivo, sia in termini di vendite che di nuovi contatti; abbiamo ricevuto tantissimi complimenti per la qualità del progetto e per l’allestimento, nonostante fosse molto concettuale e difficile da interpretare… quindi siamo davvero soddisfatti».
Ci tornerete?
«Non vediamo l’ora di tornare nel 2020!». (Cesare Biasini Selvaggi)

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