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La Galleria Nazionale di Roma punta ancora sul dialogo. Questa volta tra Ragione e Sentimento

di - 21 Marzo 2019
La Galleria Nazionale, dal 2015, con la direzione di Cristiana Collu, ci ha abituato a un linguaggio diverso, al tempo forse nuovo, se si pensa allo spazio in cui tali espressioni venivano sperimentate: la “vecchia” GNAM, La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Un museo con una collezione di opere italiane e straniere che abbracciano più di due secoli e che Collu ha cercato di proporre al pubblico in modo dialettico, affinché il presente e il passato dialogassero, evitando l’allestimento cronologico per sale.
Lo stesso linguaggio viene riproposto nella mostra appena aperta al pubblico, curata da Chiara Stefani e Massimo Mininni, dal titolo “Ragione e sentimento”, che ci porta subito tra le pagine di Jane Austen e ci suggerisce l’epoca dei lavori in sala. Quaranta opere recuperate dai depositi, con una selezione fatta in modo tale da proporre al pubblico parte della collezione che, negli anni, abbiamo avuto meno possibilità di vedere. La volontà è quella di «Rimettere in campo la collezione con intrecci contemporanei», ha affermato Collu, in occasione della preview della mostra. Infatti, nonostante la predominanza di opere ottocentesche, vengono proposti lavori del nostro secolo o degli ultimi decenni di quello uscente, realizzati, tra gli altri, da Vanessa Beecroft, Alessandro Piangiamore, Emanuele Becheri, Barbara Probst.
L’idea è che questi funzionino «come fossero una punteggiatura», a legare i discorsi delle diverse pareti. «Sull’allestimento si è lavorato immaginando come lavora un collezionista – ha affermato Stefani – che collezionando opere d’arte di epoche diverse, cerca di esporle in casa trovando un linguaggio che funzioni», un linguaggio che talvolta si regge su affinità tematiche, altre volte formali o anche solo cromatiche.
Un titolo evocativo quanto generico che incorpora ampi temi. Centrale quello del tempo, un tempo che si muove e che si guarda: il passato guarda l’odierno in una modalità che, talvolta, si muove per assonanza, altre volte per differenza. Tra i macrotemi, l’uomo, la città e il paesaggio, mentre un forte accento viene posto, inoltre, sul mezzo fotografico, che per le opere del passato costituiva un ausilio alla produzione paesaggistica e ritrattistica, mentre in quelle contemporanee diventa vero e proprio mezzo di espressione.
Viene proposto, infine, un omaggio alla grande direttrice Palma Bucarelli, proponendo in mostra due opere, Il Trionfo di Venere di Francesco Podesti e il Messidoro di Guglielmo Ciardi, che anche la storica dell’arte aveva proposto insieme. Un linguaggio dialettico che, a oggi, sembra voler essere non più funzionale ma quasi una firma. (Serena Schioppa)

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