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La musica dei padri e dei figli. Il minimalismo di Terry e Gyan Riley a Casa Morra di Napoli

di - 3 Agosto 2018
Casa Morra ha ospitato uno dei concerti – Terry Riley e figlio – più attesi dagli amanti della musica che sarà per sempre definita “d’avanguardia”, perché protagonista di alcuni importanti frangenti del Novecento. Altra definizione che si accompagna al nome di Terry Riley è quella di minimalismo, una musica in cui, aguzzando l’orecchio, si scopre che la stessa cosa, se ripetuta in un certo modo, non è proprio la stessa.
La Fondazione non è nuova a ospitare questo genere di eventi, nell’ultimo biennio, tra museo Nitsch e Casa Morra, il pubblico tra i 20 e 40 anni, è stato spesso richiamato dalla musica ascoltata raramente proposta dalla rassegna La Digestion, di Phonurgia. Il 27 luglio, invece, la media dell’età era decisamente più alta e la tipologia di pubblico più varia. Casa Morra ha dato la possibilità di assistere al concerto di Riley a un prezzo effettivamente competitivo, se si considera il mercato musicale dei grandi nomi. All’ingresso, inoltre, c’era la possibilità di portare con sé dei libri, gratuitamente, o uno o più dischi di Riley e figlio, a pagamento.
Riley si è presentato al pubblico da sorridente fricchettone, con un atteggiamento che viene accolto dai più con un sorriso sornione, sempre a patto che ad averlo sia un musicista, una star. Tale piglio è stato subito messo in discussione da una certa pignoleria riguardante i livelli dei volumi, fattore che ha reso il fonico parte della scena a più riprese. Ugualmente sorridente ma più di gran lunga più genuino il figlio, Gyan. Eccetto l’introduzione con la melodica (conosciuta ai più come diamonica), lo schema dei brani proposti constava di una breve introduzione con un synth M-Audio (riproducente il suono di un organo) fraseggio di piano, ripetizione del fraseggio da parte della chitarra e piccole improvvisazioni da parte di entrambi.
Due i momenti di rottura del flusso: un brano da solista di Gyan Riley e un brano, suonato da entrambi, basato su loop lanciati da un I-pad. Talvolta può capitare che ci si rechi a eventi del genere, sperando di assistere a un’esibizione superiore alla media.
Ciò che è accaduto al concerto di Riley, è l’avere avuto la possibilità di assistere alla performance di un musicista che ha indiscutibilmente alle spalle una carriera ricca di momenti topici del minimalismo ma il passato non può giustificare la bontà di un concerto. Nella durata totale dell’esibizione, sapientemente interrotta ogni 3 o 4 minuti, ci sono stati i brani in cui il pubblico poteva godere di un maggiore coinvolgimento ma, tutto sommato, sarebbe stato interessante avere la possibilità di ascoltare anche Riley da solo, senza il figlio piegato a fare da loop station e poco altro.
L’impressione confermata dalla qualità dell’esibizione è stata la strumentalizzazione dell’immagine di romantico rapporto padre-figlio che, portata in scena, ha penalizzato ciò che dovrebbe essere centrale in un concerto: la musica. Avere lo stesso cognome non basta a essere ugualmente bravi ma è necessario per avviare campagne di marketing in tempi utili, dopo i tour e le registrazioni con Riley senior, non è difficile provare a immaginare brandelli di frasi che si ascolteranno dopo i concerti di Gyan Riley solista, del tipo: “ha fatto anche i pezzi del padre”. (Ambra Benvenuto)

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