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La nuova alba del Vulcano. Fabio Donato e i suoi allievi raccontano il territorio vesuviano

di - 4 Giugno 2019
Lo sguardo polimorfo di una nuova generazione di artisti, uniti per raccontare le diverse sfaccettature di un territorio unico, quello vesuviano, che comprende l’area di una serie di Comuni a ridosso di uno dei vulcani più famosi – e temuti – del pianeta. Territorio come terra, terreno, suolo e non solo, finemente esplorato e narrato attraverso un progetto fotografico realizzato dagli allievi del dipartimento di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto l’attenta supervisione del fotografo napoletano Fabio Donato, qui nelle vesti di curatore e direttore artistico.
Il progetto espositivo dal titolo “Vesuvio: Una nuova alba” è ospitato nella sede del MAV-Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, a pochi passi dagli scavi archeologici e sarà visitabile dal 3 al 30 giugno 2019. Per la sua realizzazione, è stato necessario l’impegno sinergico di importanti istituzioni nazionali come l’ente Parco Nazionale del Vesuvio, l’Accademia di Belle Arti di Napoli e lo stesso MAV. Il percorso espositivo qui sviluppato è un compendio di immagini che va a sottolineare quel complesso ecosistema di attività vitali e culturali in senso lato, capaci di unire tutto ciò che vive e che risiede in questo specifico angolo del globo, facendo attenzione a comprendere piante, animali, elementi naturali e tutta l’animosità dei suoi abitanti.
Il fruitore può così farsi un’idea di questo territorio tanto complesso quanto affascinante, dal legame diretto e indiretto degli abitanti con il Vesuvio, alla particolare morfologia del territorio, fino a tutta la quotidianità cercata e immortalata. Un vorticoso garbuglio di immagini, irrobustito dallo schema del percorso espositivo. Attraverso un particolare allestimento ligneo, infatti, è possibile muoversi liberamente dall’esterno all’interno, rimandando, in maniera esplicita e parallela, a quell‘intrecciarsi di piccoli sentieri che, dalle pendici del Vesuvio, portano fino alla cima del cosiddetto Gran Cono.
Entrare in questo vortice significa immergersi totalmente in questa realtà, visibile sia fuori che dentro le pareti del museo, seguendo quel pensiero che lo stesso Fabio Donato ha tenuto a mettere in risalto: «La fotografia non è una cosa che va guardata, la fotografia è una cosa che va vissuta». (Emanuele Castellano)

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