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La periferia, da Marsiglia a Napoli. Da Flip Project presentata la rivista Code South Way

di - 20 Marzo 2018
Una presentazione misurata, in uno degli ambienti domestici all’ultimo piano dello storico palazzo Ruffo di Castelcicala di Napoli, luogo simbolo anche per il cinema partenopeo, visibile nelle scene del film cult Così parlò bellavista, di Luciano de Crescenzo, vincitore anche di un David di Donatello, nel 1985. In un contesto del genere è da oggi attiva una realtà come Flip Project, che si propone come un vivace luogo di relazione e scambio di idee, per chiunque sia interessato alle pratiche artistiche contemporanee. È in questa sede, che le critiche e curatrici Emanuelle Luciani e Sonia D’Alto hanno presentato e raccontato le principali caratteristiche del progetto editoriale intitolato Code South Way. La presentazione è diventata così un momento di discussione nel quale è intervenuto anche Federico del Vecchio, co-curatore dello spazio Flip Project.
La rivista, nello specifico, ha come obiettivo quello di raccontare l’arte contemporanea, cercando però di allontanarsi dall’idea di centralità quando si parla dei luoghi dell’arte, per scoprire e rivelare il grande potenziale di tutto ciò che è periferico. Code South Way, infatti, dopo essere nata a Bruxelles, si stabilisce a Marsiglia, dove viene tradotta e distribuita in diversi paesi tra cui: Francia, Inghilterra, Italia, Svizzera e Belgio. L’essere scritta in più lingue mette al centro dell’attenzione una preziosa idea di internazionalità che diventa, così, anche un tratto distintivo del magazine. Insieme a esso, nel corso della presentazione, viene descritto anche il progetto di residenza per artisti, che ha luogo sempre nella città di Marsiglia, al quale hanno partecipato anche diversi artisti italiani come Matteo Nasini e Giovanni Coppelli.
«La residenza si trova in un quartiere molto popolare della città, nei pressi di una torrefazione del caffè, questo ha un forte impatto sulla produzione degli artisti, che si avvicinano alle dinamiche artigianali tipiche della zona, grande importanza inoltre viene data alla storia delle arti, in senso ampio, che rappresentano le radici culturali, su cui si fondano tutti i fenomeni visibili attualmente», ha precisato Emanuelle Luciani.
La serata è continuata con la performance dello scultore, poeta e attivista Fabio Cirillo dal titolo Postcard Healing Poems, in cui l’artista invitava ogni ospite a entrare insieme in uno spazio intimo per condividere un pensiero o una domanda. Si procedeva poi con la scelta e la successiva lettura delle carte. Al termine di ogni seduta, come forma di ricompensa, l’ospite veniva invitato a leggere This is the body we have, poesia scritta dallo stesso artista, sulle tematiche della fragilità del corpo umano e la necessità dell’amore. La performance è inspirata dalla tradizionale lettura dei tarocchi dei Femminielli di Torre del Greco, dove Fabio Cirillo ha imparato la simbologia e l’interpretazione delle immagini. (Emanuele Castellano)

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