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La Romania si racconta alla Biennale, con una doppia mostra tra i Giardini e Palazzo Correr

di - 2 Aprile 2019
Dopo avervi presentato il programma di performance che animerà i primi giorni della 58ma Biennale di Venezia, dall’8 all’11 maggio, continuiamo i nostri approfondimenti sui progetti più interessanti con il Padiglione della Romania. “Unfinished Conversations on the Weight of Absence” è il titolo molto poetico del Padiglione, curato da Cristian Nae e che vede il coinvolgimento degli artisti rumeni Belu-Simion Făinaru, Dan Mihălţianu e Miklós Onucsán.
La mostra sarà allestita in due spazi complementari e presenterà un riadattamento contemporaneo di progetti già proposti dai tre esperti artisti, nel corso del loro lungo percorso di ricerca, articolando un discorso storiografico incentrato non solo sulla situazione dell’arte rumena ma anche sugli eventi che hanno caratterizzato l’attualità del Paese.
Concepite tra gli anni ’80 e ’90, le opere saranno riconfigurate per gli spazi del Padiglione ai Giardini e acquisteranno un nuovo significato politico ed estetico, in questi tempi di nuovi liberismi e di vecchi nazionalismi e populismi. Nel suo lavoro, Belu-Simion Făinaru, nato nel 1959, affronta le sue radici israeliane, mettendo in evidenza le pressanti questioni sociopolitiche sui temi del conflitto e della migrazione. Alla Biennale di Venezia, Făinaru propone una nuova versione della sua opera Belongs to Nowhere and to Another Place, che prenderà la forma di un interno domestico disabitato, portando il visitatore in un luogo  non caratterizzato da alcuna cultura specifica, evocando una sensazione di dislocamento e nomadismo. Dan Mihălţianu, classe 1954, usa una varietà di linguaggi, dalla fotografia al film, dal suono all’installazione, dal disegno alla scultura. In questa occasione, presenterà Canal Grande: The Capital Pool and the Associated Public, partendo dalla sua serie dedicata a Canal Grande, avviata dal 1984 e già riproposta in diversi contesti. Questa volta, il pubblico sarà invitato a prendere parte attiva al continuo processo di costruzione e trasformazione dell’opera, potendo decidere come utilizzare il fondo finanziario che verrà raccolto durante la mostra. Sulla condizione fondamentale dell’esperienza, sul dialogo tra spazio e tempo, riflette Miklós Onucsán, nato nel 1952. The Restoration of the White Camouflage è il titolo del progetto che porterà in Laguna, consistente in un’installazione che circonderà lo spazio interno del Padiglione, annullandone la struttura architettonica.
A completare questa full immersion nell’arte rumena, verranno allestite altre loro opere presso la nuova galleria dell’Istituto rumeno per la cultura e la ricerca umanistica a Venezia, che verrà presentata il 9 maggio, a Palazzo Correr in Campo Santa Fosca, e nel cui ambito saranno previsti anche diversi momenti performativi.

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