E’ Joseph Kosuth il protagonista delle nuova tappa espositiva del Torrione Passari di Molfetta. L’artista propone all’interno delle due sale della torre un percorso di scritte al neon azzurre, in cui il termine “segnefecate” (significato in dialetto molfettese) viene ripetuto in diverse lingue (tedesco, giapponese, ungherese) lungo le pareti. Fino ad arrivare alla parola nascosta oltre il foro centrale.
Le scritte luminose, lungi dal rappresentare una decorazione della torre, restituiscono l’idea stessa dello spazio in quanto soggetto e contenuto della visione. Si tratta di un dispositivo tautologico che interagisce con l’architettura e con il pubblico: chiunque potrà farsi un’idea del luogo a partire dalle parole luminose, nuove unità significanti percepite come stimolatori d’idee, relazioni, abitudini e connessioni.
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Se si trattasse di un dispositivo tautologico
non dovrebbe suggerirci nulla oltre sè stesso. Dopo molti anni Kosuth si é semplicemente impantanato in un discorso che oltre ad essere gratuito é assai ripetitivo .Ma date le premesse se l'é cercata. Non fu vera gloria:
addio conceptual art, pochi ti rimpiangeranno.