Era stato richiesto oltre cento anni fa dai primi neri veterani della guerra civile. Ora nascerà davvero. «É reale», ha sottolineato John Lewis, democratico della Georgia, il National Museum of African American History & Culture. Ieri a dare l’annuncio presso il National Mall di Washington, dove sorgerà la struttura, c’erano oltre 600 persone, con in prima fila Barack Obama in persona e il direttore del museo Lonnie G. Bunch III. Il nuovo museo accoglierà tutta la cultura e i documenti intorno alla tremenda vicenda della schiavitù, ma anche contributi di storiografia sia nera che americana. Un sogno che Lewis porta avanti dal 1987, cercando sponsorizzazioni, subito dopo essere stato eletto al Congresso.
«Gli afroamericani hanno avuto sempre una parte centrale nella vita del nostro paese», ha affermato il presidente Obama.
Il museo, che aprirà nel 2015, -ora alla storia afroamericana è dedicato solo il secondo piano del Museo Nazionale di Storia Americana- ha acquisito finora 20mila manufatti e dovrebbe costare 500 milioni di dollari, metà dei quali saranno finanziati dal Congresso degli Stati Uniti. La struttura a tre livelli è stata progettata dall’architetto inglese molto glamour David Adjaye.
G. Wayne Clough, segretario dello Smithsonian Institution, il più grande complesso museale del mondo che accoglierà sotto la sua ala la nuova struttura (la diciannovesima), ha sottolineato gli sforzi di sensibilizzazione e l’intenso significato simbolico che il museo comporterà per l’America intera.
Richard D. Parsons, co-presidente del consiglio consultivo dell’istituzione, dal canto suo ha dichiarato: «I vincitori scrivono la storia. In questo caso, abbiamo vinto!». Il Museo Nazionale di Storia e Cultura Afromericana sta creando una vasta collezione di arte che include pittura, scultura, opere su carta, installazioni, fotografie e media digitali sulle proprie tematiche. Nelle pagine web del museo si legge: “Abbiamo intenzione di presentare la nostra storia attraverso la lente dell’arte riservando particolare attenzione alle opere di afroamericani e a quelle realizzate da artisti bianchi che hanno guardato alle popolazioni provenienti dall’Africa, dai Caraibi e dall’America Latina”. Quindi una par-condicio tra colori? Chi ci sarà tra le sale della nuova struttura, solo nativi degli Stati Uniti o anche altri? In attesa di conoscere i dettagli, è bene festeggiare l’avvenuta liberazione del razzismo.