Francesco Arena continua il suo incoraggiante progetto artistico a L’Aquila con un’intervento che collega la città abruzzese a quella tedesca di Dresda. Si farà spedire, direttamente da lì, venti chili di terra per realizzare dei mattoni da cuocere che, una volta pronti, saranno portati all’Aquila e utilizzati per la ricostruzione della città, straziata da un violento terremoto due anni fa. I mattoni non saranno messi insieme, ma collocati intenzionalmente in alcuni punti dislocati nella città abruzzese. Non a caso, i pezzi di terra sono stati tratti da 4 diverse aree simboliche, legate alla rinascita postbellica della Firenze sull’Elba (come si definisce solitamente Dresda), e precisamente nei pressi dello Zwinger, della Kulturrathaus, dell’Hellerauerau (Centro Europeo per le Arti) e del Museum für Militärgeschichte (Museo di Storia Militare). Dresda è stata anch’essa vittima di un tragico evento durante la seconda guerra mondiale (13‐15 febbraio 1945): un terribile bombardamento con migliaia di perdite (le stime ufficiali dicono fra i 18.000 e i 25.000). Arena afferma che l’invisibilità sarà la parte fondante della sua opera che consiste in “un monumento che c’è, ma che non si vede, in antitesi con la retorica” che spesso lo accompagna. Quindi propone un anti-monumento poiché “dislocato in vari luoghi” della città “come reazione all’idea del monumento da piazza”, che diventa fortemente simbolico, capace di unire la testimonianza della storia passata con l’identità attuale. A Palazzo Margherita in piazza Palazzo, sempre a L’Aquila, Arena collocherà una lapidella di piccole dimensioni (30 x 20cm) con una scritta che ne racconta l’intervento, mentre i mattoni si introdurranno simbolicamente nel DNA della ricostruzione aquilana, entrando fisicamente nel tessuto murario di alcune case della città stessa. “Mattone su mattone viene su una grande casa” suonava un vecchio motivetto, ma ieri come oggi, l’arte contemporanea si muove per il futuro della comunità aquilana grazie ad un intervento, quello di Arena, che coinvolgerà le mura delle case aquilane, con la speranza che “ricrescano come rampicanti sulle macerie”; come l’erba che col tempo è ricresciuta a Dresda. Come a dire, lo stop improvviso delle attività umane può essere causato da forze naturali (un terremoto) o artificiali (un bombardamento), ma l’azione di riappropriarsi di quello spazio di vita da parte di una comunità attraverso la ricostruzione, tenacemente continua. (a cura di gemma pranzitelli)
25 giugno alle ore 18.00
Mattoni, secondo intervento del progetto L’Aquila l’identità del contesto
Francesco Arena a cura di Francesca Referza e Maria Rosa Sossai
in collaborazione con Andreas Aumüller, Console Onorario d ́Italia a Dresda
Piazza duomo, L’Aquila
Ufficio Stampa del Partito Democratico
Roberto Seghetti r.seghetti@partitodemocratico.it
Chiara Muzzi c.muzzi@partitodemocratico.it
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