Lo spazio è senza dubbio inusuale e affascinante, una grande serra ottocentesca costruita sui resti romani e medievali, realizzata per raccogliere e conservare tutte le essenze erboree della Capitale. Ed il tema è di grande attualità, “
una rassegna di opere che offre diversi tipi di interpretazione delle tematiche ambientaliste e, attraverso il lavoro degli artisti e il loro versatile contributo, consente di comprendere meglio non solo l’arte e il suo valore culturale, ma anche le possibili modalità di partecipazione e di responsabilità nei confronti della problematica ambientale”.
Questi gli ingredienti di
Supereco, mostra di due giorni allestita a Roma presso l’Aranciera dell’ex Semenzaio di San Sisto, e curata da Angelo Capasso e Emanuela Nobile, in collaborazione con Edicola Notte. Dieci gli artisti italiani ed internazionali, di diversa generazione, origine e formazione, che “
appongono un segno rappresentativo del rapporto arte/riuso/recupero/riciclo, indagando i processi che naturalmente legano la ricerca artistica a queste prassi attraverso una rete di analogie linguistiche: il riuso (dei materiali, delle iconografie, dell’informazione), il recupero (della memoria, della tradizione, della manualità), il riciclo (della cultura, del linguaggio, della storia)”.
I nomi?
Perino & Vele, Maria Thereza Alves, Alberto Di Fabio, Wang Du, Jimmie Durham, H.H. Lim, Alessandro Piangiamore, Daniele Puppi, Pietro Ruffo, Gaia Scaramella.