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L’importanza di esserci. Jaya Cozzani, Marco Andrea Magni e Agostino Osio per il nuovo appuntamento di BASEOPEN

di - 20 Luglio 2017
Non è una mostra ma un’area di relazione, in cui la l’opera da destrutturare potrebbe essere la distanza tra le persone. Il programma sarà costituito da una serie di piccoli spostamenti, la maggior parte dei quali dettati dal caso, dalla situazione, dal momento. Se lo svolgimento della serata non vi sembra molto chiaro è normale, perché è sull’esserci, sull’esperienza concentrata in quell’occasione precisa, che gioca Lo Spazio Aggiunto, progetto nato dall’incontro tra Jaya Cozzani, Marco Andrea Magni e Agostino Osio, che sarà presentato il 21 luglio a BASEOPEN, piattaforma laboratoriale e di sperimentazione, organizzata da Base / Progetti per l’arte, artist run space fondato nel 1998, a Firenze, gestito da un nutrito collettivo formato da Mario Airò, Marco Bagnoli, Massimo Bartolini, Vittorio Cavallini, Yuki Ichihashi, Paolo Masi, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Paolo Parisi, Remo Salvadori, Enrico Vezzi, e con una lunga lista di collaborazioni alle spalle, da Robert Barry a Carsten Nicolai, da Pedro Cabrita Reis a Sol LeWitt.
Per BASEOPEN, gli inviti sono realizzati da un singolo componente del collettivo e proposti parallelamente alla consueta programmazione dello spazio espositivo. Qui ci si gioca tutto in poco tempo, l’evento è concentrato nel momento dell’apertura e per pochi giorni successivi, poi tutto è affidato alla memoria, alle tracce, sfuggenti e imprecise, che vi rimangono. Dopo gli ultimi incontri di luglio, con Riccardo Giacconi invitato da Vittorio Cavallini, e con Jacopo Miliani invitato da Massimo Nannucci, adesso Remo Salvadori ha coinvolto al dialogo Cozzani, Magni e Osio, tre artisti dai linguaggi diversi, accomunati dall’interesse per le diverse declinazioni del corpo, superficiale, epidermico, oppure meditativo, interiore. «Sarà un vero e proprio viaggio sul posto attraverso quelle che possono essere delle intuizioni sulla restituzione. Un display in forma di dialogo per educare lo sguardo, per rimettere in gioco le proprie certezze, o forse più semplicemente per aprirsi all’ascolto», hanno spiegato gli artisti.

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