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L’importanza di essere mecenate. Il Premio Montblanc, raccontato dai Presidenti Till Fellrath e Sam Bardaouil

di - 19 Ottobre 2018
Si è tenuta a Roma la cerimonia di consegna del Premio Montblanc de la Culture Arts Patronage promosso dalla Fondazione Culturale Montblanc, che premia i migliori mecenati d’arte di tutto il mondo per il loro sostegno nei confronti di giovani talenti emergenti. Vincitore di quest’anno – su segnalazione di Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima – è la Fondazione Memmo che, nella persona della direttrice Anna D’Amelio Carbone, ha accolto il riconoscimento grazie al quale verrà attivato un programma di residenze per artisti italiani a Londra nei prossimi quattro anni. I presidenti della Fondazione Montblanc, Till Fellrath e Sam Bardaouil, ci raccontano i particolari di questo appuntamento che, ormai, scandisce il panorama dell’arte contemporanea da diversi anni.
Com’è nata la Fondazione Montblanc e a chi è dedicato il Premio de la Culture Arts Patronage?
«La Fondazione esiste da 27 anni e il premo ha uno scopo davvero speciale: celebrare il lavoro artistico che molte persone svolgono dietro le quinte, soprattutto sponsor, mecenati e tutti coloro che non solo mettono a disposizione il proprio denaro, ma spesso dedicano una parte delle loro vite all’organizzazione e al finanziamento di progetti che hanno un grande impatto nella comunità artistica dove vivono. Si può dire che è un premio molto visionario ed è l’unico di questo tipo tra le fondazioni culturali. Inoltre, alcuni anni fa, abbiamo ritenuto importante che la Fondazione Montblanc diventasse davvero globale, quindi abbiamo iniziato a supportare anche diversi artisti in America Latina (Brasile, Colombia, Chile) ma anche in Medioriente e in Bangladesh, per esempio. Per noi è veramente importante essere impegnati a livello internazionale, perché l’arte stessa è internazionale, quindi anche la nostra Fondazione deve in qualche modo riflettere questo aspetto».
Come selezionate i vincitori e perché pensate che la Fondazione Memmo abbia quel “valore aggiunto” per vincere l’edizione di quest’anno?
«Nominiamo una giuria internazionale di circa quindici persone che cambiano ogni anno e che contattiamo per segnalarci progetti interessanti relativi ai loro singoli stati di provenienza. Per esempio quest’anno abbiamo lavorato con Ilaria Bonacossa direttrice Artissima, Kim Sunjung direttrice della Gwangju Biennale in Sud Corea, Anne Barlow direttrice della Tate a St. Ives, Jean de Loisy presidente del Palais de Tokyo, Jochen Volz direttore della Pinacoteca di São Paulo e infine Franklin Sirmans, direttore del PAMM – Pérez Art Museum di Miami. La ragione per cui abbiamo pensato che la Fondazione Memmo fosse un candidato eccellente per essere premiato è perché rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro: hanno fatto un meraviglioso lavoro per mettere in contatto l’arte antica e l’artigianato storico con pratiche più contemporanee. Permettono agli artisti che arrivano in residenza di espandere la loro visione, tenendoli allo stesso tempo ben connessi alle tradizioni della città di Roma: questo ponte tra il locale e il globale è un’idea in cui crediamo molto».
Qualche parola su come dovrebbe agire un mecenate oggi a contatto con l’arte contemporanea.
«Crediamo che un aspetto fondamentale sia l’elemento della longevità e della visione. E’ molto importante dar vita a qualcosa che non sia solo un evento fine a sé stesso ma che duri all’interno di un percorso. C’è inoltre un aspetto educativo: il mecenate dovrebbe prendersi il rischio di permettere agli artisti di pensare liberamente e di sperimentare senza giudizio. L’obiettivo, infatti, non dovrebbe essere solo di elargire dei fondi ma di dedicare tempo e passione per creare relazioni significative che durino nel tempo. Diventano spesso artisti e mecenati che lavorano insieme diventano grandi amici per molti anni e questo è il vero mecenatismo: avere un progetto insieme e imparare a vicenda, creando qualcosa di virtuoso e contagioso come avviene, per esempio, alla Fondazione Memmo». (Alice Bortolazzo)

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