Categorie: Speednews

L’orrore in un momento di silenzio. Il progetto di Gian Maria Tosatti arriva a Cape Town

di - 6 Maggio 2019
Fino all’11 maggio, al numero 1 di Roeland Terrace, a Cape Town, sarà aperta al pubblico “My hart is so leeg soos ‘n spieël – episodio Kaapstad”, mostra di Gian Maria Tosatti e terza parte del più ampio progetto My heart is a Void, the Void is a Mirror, ispirato alla Trilogia del Nord di Louis-Ferdinand Céline.
L’artista, nato a Roma nel 1980, ha vissuto e lavorato per molti anni a New York, prima di rientrare in Europa. Lo scorso febbraio si è trasferito a Cape Town, con una residenza presso la A4 Arts Foundation, un’organizzazione no-profit, dedita allo sviluppo e all’incremento della sperimentazione artistica del Sud Africa, per cui Tosatti ha curato anche una selezione di opere per la mostra “Nowhere – No we’re – Now herea” (23, Buitenkant Street – Cape Town).
Nelle sue opere, Tosatti ha riflettuto spesso sul tema dell’identità, partendo da varie angolazioni, dall’aspetto politico a quello spirituale. A questo proposito, vale la pena di ricordare il suo primo ciclo di istallazioni, intitolato Devozioni (2005-2011), e le Sette Stagioni dello Spirito (2013-1016), di cui la città di Napoli fu protagonista assoluta. Attualmente sta lavorando a due nuovi progetti: Fondamenta (2011-) e Le considerazioni (2009-).
In My Heart is a Void, the Void is a Mirror, Tosatti ha tentato di intessere un racconto visivo che fosse in stretto rapporto con le città che avrebbero ospitato le installazioni: Catania, in occasione di Manifesta 12, e Riga, nel settembre 2018. Per l’episodio di Cape Town, Tosatti ha spiegato di essersi voluto concentrare sul punto di vista degli individui che hanno attraversato momenti storici difficili ma che ne sono usciti senza ferite o cicatrici visibili, come se non li avessero vissuti ufficialmente in prima persona: «Loro erano parte del sistema e alieni a questo, allo stesso tempo», dice Tosatti. Il riferimento è all’orrore dell’apartheid e a tutti coloro che vissero in quella realtà, un sentimento che l’artista sceglie di mostrare con un lavoro spoglio, semplice e silenzioso, reso più vivo dalla sola voce di un televisore che, però, non riesce a trasmettere bene, come si evince anche dal video che l’artista ha pubblicato sul suo canale YouTube. «Il lavoro che vorrei produrre non è una dichiarazione politica. È un’esitazione umana, un senso di perdita molto personale», aggiunge. (Lucrezia Cirri)

Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Nelle opere di Andrea Mirabelli si mette in scena la fragilità del potere

Il ciclo di mostre nel foyer del teatro Pacta di Milano prosegue con una esposizione di opere di Andrea Mirabelli…

14 Gennaio 2026 11:30
  • Design

Fare la spesa al MoMA Mart: a New York il cibo diventa design

Lampade, orologi, arredi e altri oggetti, a forma di pane, pizza, hamburger e pomodori: al MoMA Mart di New York,…

14 Gennaio 2026 10:25
  • Libri ed editoria

I Chumbawamba e l’economia della cultura, nel nuovo libro di Franco Broccardi

Un saggio ironico e rigoroso, recentemente pubblicato da Franco Broccardi ed edito da Nomos, smonta i cliché sul valore della…

14 Gennaio 2026 9:33
  • exibart.prize

exibart prize incontra Giorgio Micco

Tendo a impostare la fase di ricerca e sviluppo di un progetto o di una serie di lavori secondo una…

14 Gennaio 2026 8:49
  • Mostre

Una vita nel colore, quella di Claire Vasarely ad Aix-en-Provence

Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer,…

14 Gennaio 2026 0:02
  • Fotografia

Ospitare nella propria intimità: gli scatti di Erika Pellicci a Pistoia

La mostra personale di Erika Pellicci alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, fino al 16 febbraio 2026, ritrae un’intimità in…

13 Gennaio 2026 21:28