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L’Orso d’Oro del Cinema. Si alza il sipario al Festival di Berlino, con una italiana in gara

di - 7 Febbraio 2018
Chi riuscirà ad aggiudicarsi l’ambitissimo Orso d’Oro? La sfida sarà accesissima, considerando la qualità dei titoli in competizione per la 68ma edizione del Festival di Berlino, la kermesse cinematografica istituita nel 1951 da Alfred Bauer, al cinema Titania-Palast, quando la città era ancora in macerie. Dal 2000, la Berlinale si svolge al Theater am Potsdamer Platz, costruito da Renzo Piano e tra i più grandi in Germania, con i suoi 1754 posti.
L’edizione del 2018, in programma dal 15 al 25 febbraio, è stata dedicata a Willem Dafoe, già candidato agli Oscar 2018 come Miglior attore non protagonista, per il film The Florida Project, di Sean Baker e ancora inedito in Italia. L’attore di Platoon, di Oliver Stone, e de L’ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese, riceverà l’Orso d’Oro alla carriera e durante la manifestazione saranno proiettati i suoi più grandi successi, da Vivere o morire a Los Angeles, di William Friedkin, a Pasolini, di Abel Ferrara.
Ad aprire la kermesse, in gara, L’isola dei cani, il film d’animazione di Wes Anderson, con un cast di doppiatori d’eccezione, come Bill Murray, Tilda Swinton, Yoko Ono e Scarlett Johansson. Quindi, andremo a conoscere la storia del disegnatore John Callahan, in Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot, di Gus Van Sant e con Jaoquin Phoenix, oppure le torbide vicende di incesto in My Brother’s Name is Robert and He is an Idiot, di Philip Gröning, o ancora Ang panahon ng halimaw-Season of the Devil, l’anti-opera rock di Lav Diaz. Registi dalla poetica molto ricercata, conosciuti e apprezzati per il loro taglio sperimentale, che non renderà il lavoro facile alla giuria, presieduta dal regista tedesco Tom Tykwer, con Cécile de France, Chema Prado, Adele Romanski, Ryūichi Sakamoto e Stephanie Zacharek. In lizza anche Figlia mia, di Laura Bispuri, con protagoniste Valeria Golino e Alba Rohrwacher, unica pellicola italiana, oltre a quelle nelle sezione Panorama, La terra dell’abbastanza, di Fabio e Damiano D’Innocenzo, e Land, di Babak Jalali. «Figlia mia è un viaggio in cui tre figure femminili si alternano, si cercano, si avvicinano e si allontanano, si amano e si odiano e alla fine si accettano nelle loro imperfezioni e per questo crescono. Tornare a Berlino mi emoziona moltissimo, sento un legame profondo con questo festival di cui ho sempre apprezzato l’alto impegno politico e il gusto cinematografico. Farne parte è un onore», ha commentato la regista.
Da non perdere, fuori concorso, Unsane, l’horror di Steven Soderbergh, e The Happy prince, il primo film da regista di Rupert Everett. Nel programma della sezione Forum, quella dedicata al cinema più sperimentale, da segnalare i nuovi film di Sergei Loznitsa, Corneliu Porumboiu, Hong Sangsoo, Guy Maddin e Josephine Decker.

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