Reggio Emilia sulla cresta dell’onda del contemporaneo questo week end. Opening stasera per “Ipotenusa”, il progetto dell’artista italiano Massimo Antonaci, di casa a New York dagli anni ’90, che propone un focus sulla ricerca dell’artista proponendo tre mostre in differenti spazi della collezione Maramotti, di cui uno mai aperto al pubblico: “Dal Nero alla Trasparenza” avrà protagonisti i lavori in vetro e catrame della metà degli anni Ottanta. “Cammino dentro un corpo solo. Da est a ovest 33 stazioni in terra straniera” è costituita da 33 formelle di dimensione 60×60 cm che rievocano il viaggio interiore dell’artista a Santiago de Compostela, a 33 anni, attraverso l’utilizzo di polaroid che sono molto più che semplici documenti di viaggio, proiezioni di immagini interiori che arrivano anche a partire dalla fatica fisica che contraddistingue il cammino. Infine vi è “Opus”, il progetto che Antonaci ha realizzato specificamente per la Collezione Maramotti: quattro trittici (Serpente, Cerchio, Porte alchemiche, Stone) realizzati su papiro vergine fermentato segnati da interventi con colore ad olio. «Quando lavoro sul papiro, sono sorpreso dall’unità che si crea tra la mente e le mani nel gesto di srotolarlo, svolgerlo sul muro per segnarlo e infine riarrotolarlo e riporlo nella sua custodia. Un atto più che un gesto, fermo, senza movimento, che ogni volta mi sorprende come una profonda intuizione» racconta l’artista, in un dualismo che nella completa astrazione della pittura, ambivalentemente rivela un segreto e lo cela, dove tensione mentale e materiale si coniugano e restano distanti. Un grado zero della figurazione, dove l’infinito è denso di rimandi e stratificazioni, visibili anche nel libro d’artista “Odos”, sintesi di un percorso di immagini e parole tracciato in vent’anni di ricerca, accompagnati dai testi di Marco Belpoliti e da una di Antonaci con Mario Diacono sul tema dell’alchimia.