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Massimo Crespi presenta TAT. Il nuovo movimento di giovani artisti, tra pittura e selfie

di - 3 Giugno 2019
Ieri sera, a Milano, nel cuore di Brera, nell’Atelier Crespi di piazza Piero Manzoni, nell’area espositiva del colorificio omonimo che, da oltre 100 anni vende tutti gli strumenti del fare arte, è nato un nuovo e sferzante movimento artistico. TAT è il suo nome, scattante, immediato, ritmico, promosso da Massimo Crespi con l’obiettivo di vivacizzare il quartiere, puntando su artisti emergenti, proposte fresche, no profit, all’insegna della libera espressione della pittura.
Il movimento ha debuttato con una mostra dedicata al Volto, all’identità nell’epoca dei selfie, con l’obiettivo di rivisitare in chiave contemporanea le Avanguardie storiche del Novecento. In omaggio al cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci e all’insegna della pittura come linguaggio concettuale, gli artisti interpretano il disegno, il volto, la figura e il corpo, come declinazioni dell’identità nell’epoca della globalizzazione.
TAT nella lingua tedesca indica azione, fare un’opera buona, cogliere in flagrante, atto compiuto, passare all’azione, uomo d’azione, mettere in pratica, realizzare. A comporre il Movimento, Dotti, capofila del gruppo di giovani artisti dell’Accademia di Brera, formato da Rachele Cicerchia, Romeo De Giorgi, Davide K. Allodi, Lorenzo Brivio, Batu Bacaksiz e Pelin Zeytinci, incantevole performer che ieri sera ha sedotto il pubblico con una performance davvero emozionante.
Apre la mostra Dotti, foto-pittore, riconoscibile per un segno primitivista-espressionista, dal tratto sintetico e sinuoso, che intreccia figurazione e astrazione con volti e maschere primitiviste dai toni accesi e dal segno iconico. Lo seguono, nella volontà di rimettere in discussione il volto e i limiti della pittura, cinque giovani artisti e una performer dell’Accademia di Brera, di provenienza, esperienze, tecniche e linguaggi differenti, con opere, che ri-trattano il volto. Le loro personali sono trasfigurazioni cognitive in cui gesto, segno e azione materializzano volti in bilico tra presenza e sottrazione, manualità e artificio per rendere visibile la potenzialità espressiva della pittura, il mistero del volto come maschera della “verità della menzogna”.
Obiettivi dell’arte sono l’osservazione e la sperimentazione e quando l’artista mette al centro della sua indagine l’emblema del volto, inventa un mondo di conoscenze e invita a riflettere sulla condizione umana, attraverso cortocircuiti visivi e mentali. Scopo di TAT è far esprimere il potenziale espressivo della pittura, della figurazione sospesa tra realismo e visionarietà. Tutte le grandi opere su tela esposte nell’atelier trasudano di contenuti sociali e politici, nascono nel segno deformante di volti inquietanti della nostra epoca, in cui vacilla il mito dell’umanità. Questi ragazzi dimostrano che il volto, tema classico della storia dell’arte, si rigenera in una pittura dall’identità plurima, forzando nuove frontiere, destabilizzando categorie e rivisitando linguaggi artistici, per immaginare modi non soltanto di guardare ma anche di sentire il mondo, attraverso i cinque sensi. (Jacqueline Ceresoli)

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