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miart, the last day. Il pomeriggio della fiera tra entusiasmo e promesse di ritorno. E le critiche?

di - 7 Aprile 2013

Qualche dato essenziale: il pubblico alla fiera di Milano non sembra mai essere stato così numeroso. I galleristi si guardando intorno e a turno si lanciano in elogi della nuova direzione e della rinata fiera lombarda, di una ritrovata capacità di attrazione.
Anche Giogiotto Del Vecchio di Supportico Lopez, Berlino, intercettato oggi, parla del “miracolo De Bellis”. La giovane galleria, nata nel 2008, presenta un solo show, anzi un lavoro unico, di Zin Taylor, trentacinquenne con esperienze internazionali. Del Vecchio parla di una <<capacità di applicare in maniera esemplare la dimensione “politica” senza esagerare, nella gestione di una macchina difficile come miart, sapendo calibrare le giuste figure internazionali>>. Il riferimento ovviamente é anche all’altissima qualità dei talks che in questi giorni si sono susseguiti alla fiera milanese.
Una galleria milanese a sua volta abbastanza soddisfatta di come sono andate le cose è quella di Primo Marella che offre, secondo la propria ricerca, molti artisti provenienti dalle aree del sud est asiatico.
<< Il periodo di crisi non gioca a favore ma la fiera è andata bene, con molti collezionisti stranieri, una buona promozione e una buona qualità eterogenea delle gallerie. E inoltre, in questa edizione, sono arrivati ottimi collezionisti che di solito frequentano le fiere internazionali>> dichiara il gallerista.
E non é di certo scontato, soprattutto per l’offerta molto particolare di Marella, che vive grazie all’attenzione di un ottimo pubblico di nicchia, in grado di guardare ad altre geografie. Da miart si riusciranno sicuramente a recuperare le spese, anche perché Marella ha venduto, e non pochi pezzi.
Stesso entusiasmo dalla svizzera Freymond-Guth, nella sezione Emergent, che a sua volta rimarca la presenza di un collezionismo internazionale.
Anche Francesco Pantaleone, con un progetto tutto dedicato alla Sicilia, é molto soddisfatto dei contatti e dell’atmosfera di questo 18esimo miart.
Della stessa idea é Armando Porcari della romana The Gallery Apart, che torna a miart dopo aver saltato l’edizione dello scorso anno. Il gallerista a sua volta parla di ottimi contatti, che si formalizzeranno, come spesso accade, una volta terminata la fiera e nei mesi successivi, ma soprattutto di un’atmosfera diversa nell’aria, con un pubblico molto interessato. E in effetti il bel lavoro di Alice Schiavardi, undici metri di opera stesa sul perimetro dello stand, è un catalizzatore di attenzione per tutti.
Alla domanda “tornerete il prossimo anno” la risposta é sicuramente un si. Perché miart sembra aver perso l’aura di fiera “poco fortunata”. E le critiche? Poche. A volte il commento più frequente che si sente é un “somiglia un po’ ad Artissima”, altre volte che una fiera la facciano le vendite, e di questi tempi aprire la bocca per parlare di certe cose sembra piuttosto difficile. Eppure l’entusiasmo sembra così forte che queste osservazioni paiono scivolare via. Se ne parlerà.

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