A Milano, Babele della creatività internazionale, durante la Design week sono arrivate oltre 372mila persone alla Fiera del Salone del Mobile a Rho Pero, da più di centosessanta Paesi.
In questa settimana per strada si sentiva parlare azero, lituano, russo e arabo, oltre all’inglese password per il mondo. Un pubblico eterogeneo si è riversato nei distretti del Fuori Salone, con i suoi mille e 100 appuntamenti patrocinati da Palazzo Marino e proprio questo happening collettivo, più democratico della moda, condiviso e partecipato, rende l’evento unico e irriproducibile nel panorama internazionale.
Dietro l’effetto movida, solo apparentemente effimero, Milano intorno al Solone del Mobile muove denaro, in particolare nel settore dell’affitto degli spazi, che sommato agli investimenti di marchi e piccole o medie imprese, produttori affermati e ai fatturati delle agenzie di comunicazione, aperitivi, ristoranti, hotels, B&B e trasporti pubblici etcetera, propone soprattutto opportunità di lavoro e non soltanto per gli under 35.
Milano in questa occasione teatralizza i suoi spazi, dai cortili del centro storico, una scoperta per gli stranieri, fino agli spazi ex industriali, come della zona Tortona, con i 12mila metri quadrati di Superstudio Più e BASE, nuovo mega spazio ricavato dall’ex Ansaldo, passando dalle officine artigiane di 30mila metri quadrati del distretto Ventura-Lambrate: qui si contano oltre 20 spazi con metrature tra i 30 e i 2.500 metri quadrati per affitti tra gli 80 e 180 euro. Molti gli studi di architetti, artisti, designer e anche carrozzerie o garage, che affittano piccoli ambienti dai costi più accessibili per giovani progettisti.
Ma facciamo un po’ di storia, quando Milano incomincia a investire negli spazi urbani, nella perfomatizzazione dei suoi quartieri dall’anima popolare e industriale insieme. I primi effetti di mondanizzazione della città, risalgono agli anni’80, eravamo nel vivo della “Milano da Bere” con happening promossi dalle grandi firme, come Poltrona Frau fino alla Società del Giardino o Cassina in via Durini, dove ancora oggi si trova il design classico, una concentrazione di showroom di grandi marchi che hanno fatto la storia del design e dell’impresa italiana, ad altissimo livello.
Dal 1981 non si lesinano aperitivi negli showroom, nei cortili del Politecnico si comincia a mescolare design e teatro mobili e perfomances. Fu tra il 1985 e l’86 che la rivista Abitare pensò a una mappa degli eventi, e dal 1990 Cosmit con Interni Design Week, che però inaugurerà l’anno dopo, darà il via alla pianificazione del Fuori Salone: un evento senza precedenti che rispecchia l’attitudine imprenditoriale e culturale di una Milano che dopo le conferme di Expo 2015 non ha più paura d’investire nelle sue potenzialità.
Dal ’98 si mondanizza il Tortona district e poi Brera. Dall’anno scorso dopo una strategia di decentramento del design diffuso nei quartieri dall’identità ibrida e multietnica, con il lancio delle “5vie district” (l’antica Milano romanica),e l’indiscutibile conferma del successo delle istallazioni site-specific ideate nei cortili rinascimentali della Ca’ Granda, nella sala Napoleonica di Brera e nell’orto botanico, location già opere d’arte per se stesse. e così le strutture ricettive si sono triplicate e Milano, con il Fuori Salone sì fa più bella e si consolida l’impresa della progettualità della cultura italiana, l’investimento nel lavoro e dell’economia. Arrivederci al 2017. (Jacqueline Ceresoli)