Il quarto intervento del ciclo, dedicato al museo di Capodimonte, è presentato dal professor Nicola Spinosa, ora Soprintendente per il polo museale di Napoli, ma, sin dal 1984 a capo della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli da cui dipendono alcuni dei complessi museali più rappresentativi d’Italia: Capodimonte e la Certosa di San Martino.
Progettato e costruito dai Borbone a partire dal 1738, il Palazzo Reale di Capodimonte divenne Museo Nazionale dopo l’Unità d’Italia.
La collezione Farnese, nucleo essenziale delle raccolte, giunta in eredità dai duchi di Parma al re Carlo, contava alla fine del Settecento oltre 1700 dipinti, insieme ad una selezione di arti decorative di altrettanto inestimabile valore. Nel corso del XIX e XX secolo, il Museo si arricchì di altre sezioni fondamentali: le collezioni borboniche, le opere provenienti da monasteri e chiese soppressi, le donazioni e le acquisizioni.
L’intero complesso, allestito alla metà degli anni Cinquanta da Bruno Molajoli, a distanza di trent’anni all’inaugurazione e a seguito delle gravi conseguenze del sisma dell’80, risultava ormai inadeguato alle più recenti esigenze, sia di pubblico che di norme di sicurezza.
L’intenzione principale della direzione del Museo è stata quella di riordinare le raccolte di Capodimonte, evidenziandone identità e peculiarità patrimoniali, anche attraverso una differenziata esposizione dei singoli nuclei storici (farnesiano, borbonico e postunitario nelle sue varie articolazioni), con lo scopo, fra l’altro, di raccontare anche destinazioni e funzioni della Reggia, riadattata a secondo delle esigenze dinastiche e culturali del Palazzo stesso.
Nel giro di soli quattro anni, una serie di lavori, tra cui la messa a norma ed il riallestimento di tutti i piani del Palazzo, hanno reso possibile la riapertura al pubblico del Gabinetto Disegni e Stampe, della collezione Farnese e del cardinale Stefano Borgia (1995), della nuova sezione per l’arte contemporanea (1996), e della Galleria Napoletana (1999).
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