My Private, che si articola in una serie di personali dedicate ad alcuni protagonisti del panorama internazionale dell’arte contemporanea, è un progetto che presenta opere provenienti da una sola collezione privata, esposte solo per una sera, offrendo una effimera incursione in un caveau riservato.
Inoltre, ogni ‘tappa’ di My Private è accompagnata da una pubblicazione in edizione limitata, che documenta i lavori in mostra e, attraverso un’intervista con gli artisti, svela alcuni aspetti del loro privato.
Premiato con il Leone d’Oro alla scorsa edizione della Biennale di Venezia per la sua installazione Totes Haus ur (che occupava l’intero Padiglione Tedesco), Schneider è uno degli artisti più interessanti ed enigmatici dell’ultima generazione, impegnato in una ricostruzione e ripresentazione claustrofobica e maniacale dei propri spazi domestici.
Nucleo centrale della ricerca di Gregor Schneider è infatti la sua abitazione di Rheydt, progressivamente trasformata in labirinto e ‘doppio’ di se stessa attraverso l’instancabile aggiunta, all’interno, di muri, intercapedini, pareti, finte finestre, pavimenti rotanti che ‘spostano’ l’ubicazione degli accessi, e così via e quindi replicata fin nei minimi dettagli in occasione delle diverse mostre in gallerie e musei.
A Milano il tedesco propone tre grandi installazioni e una videoproiezione con la quale risucchia lo spettatore all’interno dei meandri più bui della casa. Inoltre, la mostra raggruppa opere scultoree e fotografie dell’artista, ancora inedite in Italia, disseminate attraverso i locali dell’edificio.
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