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Misterioso Hieronymus Bosch. Una nuova pubblicazione sfata alcuni miti legati al grande pittore fiammingo

di - 25 Aprile 2017
Quanto sappiamo sul pittore più immaginifico di tutti i tempi? Sul genio che ha interpretato con crudezza di dettagli la perversione dell’animo umano? Parliamo di Jeroen Anthoniszoon van Aken, ovvero del pittore fiammingo che prenderà il toponimo della sua città natale, Hieronymus Bosch.
Non si sa nulla con certezza, se non che la famiglia arriva dalla città tedesca di Aquisgrana come è evidente dal cognome (Aken), ma non c’è traccia di dati certi sull’anno di nascita, quasi nessun documento che attesti la sua attività e solo una firma (sebbene sia raro a quei tempi) sulla pala d’altare “Giovanni a Patmos”, incisa, a lettere gotiche. Dopo anni di oscurità, tuttavia, si inizia a fare luce sulla sua vicenda artistica. Con ricchezza di particolari infatti e una rigorosa ricostruzione storica delle Fiandre del tempo, se n’è discusso insieme a Claudio Strinati e a Roberto M. Siena, all’Accademia di Belle Arti di Roma: l’occasione è la pubblicazione del Professore Marco Bussagli, “Bosch. Tavole di diverse bizzarrie” (Giunti Editore).
Il catalogo permette di decifrare meglio la figura del pittore fiammingo, ancora largamente pervasa di mistero, anche grazie al metodo impiegato della datazione dendrocronogica che, per giunta, ha ridimensionato il numero di opere certe da attribuire. Smarcandolo finalmente da quell’aura che avvolge molti artisti del passato, riducendoli a personaggi dotati solo di “genio e sregolatezza”, il testo tiene conto delle ultime novità emerse dagli studi su Bosch, avvicinando l’artista alla profonda cultura del suo tempo. Il mondo che racconta, è vero, si trova sull’orlo del baratro, il suo è un universo in cui si avvicendano crudeltà e meschinerie ma al quale il cattolico Bosch offre l’alternativa della fede, aprendo in modo visionario un percorso sì accidentato ma diretto verso la salvezza, guidato dal fine della redenzione per il perdono e l’assoluzione dei peccati. Se anche fosse vero – e lo è – che la pittura di Bosch incarna in modo superbo la metafora del Male, i vizi e le depravazioni in cui l’umanità dopo millenni e senza soluzione di continuità ancora si riconosce, ci sarebbe da chiedersi se il mondo che lui dipinge proviene solo dalla sua fervida immaginazione. Il testo di Bussagli illumina anche su questo aspetto, chiarendo come sia stata profonda l’influenza della letteratura a pungolare la sua fantasia. Però almeno in un caso possiamo azzardare un’altra ipotesi: che la visione del duomo della sua città, la prima opera in cui fu coinvolto, fu fonte di ispirazione per la sua futura produzione poiché l’esterno era decorato da figure deformi e pinnacoli aguzzi.
Oltre agli aspetti iconografici, affrontando il catalogo di Bosch (sparso in tutto il mondo e in dieci paesi diversi, tra 25 musei, tra i quali il Louvre, il Metropolitan, il Prado) la ricerca di Bussagli smonta diverse teorie e una almeno in modo definitivo: quella relativa a un Bosch eretico e affiliato alla setta del Libero Spirito. La pubblicazione si rivela uno strumento utile per l’aggiornamento sulla misteriosa figura di Bosch e sulla pittura fiamminga del ‘400.
Proprio l’anno scorso si è festeggiato con grandi mostre il cinquecentenario dalla sua morte, l’unica data che si conosce è il 9 agosto del 1516, chissà se mai potremmo onorare anche il giorno della sua nascita e celebrare il suo compleanno senza altri misteri. (Anna de Fazio Siciliano)

In home: Trittico del Giardino delle Delizie, Museo del Prado, Madrid, c. 1495–1505, attribuito a Bosch

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