NADA – New Art Dealer Alliance, alla sua quinta edizione al Pier 36 del Lower East Side, nella sede di Basketball City, più che una fiera giovane – forse – si può considerare quasi “middle”. Nel senso che la qualità, appunto, sta in mezzo. Anche da queste parti la pittura è tanta, e va bene, ma non così automatico che qualcosa resti impresso.
Ci pensa invece una galleria di Miami, Spinello, che propone il lavoro interattivo e sonoro dell’artista israeliano Naama Tsabar: le sue tele curvate, dall’anima di feltro, hanno una corta o due, che punzecchiate con le dita trasformano l’oggetto in una sorta di cassa armonica. Niente male, in effetti, e la conferma viene anche dalle parole dei galleristi: l’artista sarà uno dei prossimi protagonisti del programma arte della High Line.
Alle pareti perimetrali, invece, qualcosa funziona poco: sono i both di tutti gli indipendenti, dell’editoria e delle gallerie più piccole: un grande affollamento, spesso con troppe opere, e una cacofonia di generi che poco aiuta.
Qui, da segnalare, c’è il video di Sven Sachsalber, presentato da Shoot the lobster, realtà indipendente proprio del Lower East, messa in piedi dal direttore di Martos Gallery (che però, per il primo anno, è a Frieze). Tra i più “big”, almeno a livello di artisti proposti, c’è Alden Projects di New York, che alle pareti ha fotografie e carte di James Lee Byars ed Eleanor Antin, tra gli altri. Ma a proposito di “fiere”, come vanno gli affari qui? I ragazzi di Steams Gallery di Brussel, che ci dicono che la città ha voglia di voltare le spalle a quello che è stato e andare avanti, sono molto soddisfatti anche se il day after (l’opening è stato giovedì sera) tutto è un po’ lento. Ma mentre parliamo con il team dell’italiana 1/9 unosunove arte contemporanea di Roma, ecco sbucare un paio di collezionisti tornati all’attacco. Lento sì, ma in versione a stelle e strisce