Sono un po’ sfuggenti. Chiacchierano, raccontano, ma quando si indugia un po’ sulle questioni riguardanti le vendite, molto spesso si finisce con un “great, yeah”. Certo, speriamo sia andata davvero così a Frieze New York 2016, perché l’impressione durante questo week end è un po’ la solita: dopo i fasti della vip preview di mercoledì, dove si è lavorato bene come ci conferma anche la milanese Raffaella Cortese (al suo quarto anno a Frienze NY), il giovedì è stato decisamente calante, e amanti dell’arte a parte per i corridoi ci sono parecchie famigliole in gita.
E allora, che senso ha una fiera di 5 giorni dove se ne lavora solo uno? <<In effetti New York forse non è davvero la città giusta per una fiera: ha tutto nella metropoli stessa: splendide gallerie per tutte le tasche, con mostre sempre all’altezza, più la grandissima offerta museale>>, ci ricorda Cortese, che nel bello stand nota un’attenzione crescente per Jessica Stockholder, e che porta qui un’altra grande americana: Joan Jonas, e anche Zoe Leonard.
Quello su cui sono concordi quasi tutti, invece, è la buona compagnia: Olivier Evans, di Maureen Paley di Londra, che propone tra gli altri artisti il sempreverde Wolfgang Tillmans, fa i complimenti ai giovani della sezione Focus, <<area piena di energia>>. Vero, verissimo; qui, anche tra gli stand, gli assembramenti e il vociare sono più forti, e per molti in effetti è una conferma della propria attività l’ingresso tra gli stand di Randalls Island.
La fiera è ottima anche per i cinesi di Leo Xu Projects, che propongono il solo show del giovane pechinese (Copenaghen based) Liu Shiyuan, che attraverso una serie di tappezzerie che ricoprono pareti e pavimento, esplora la molteplicità e le contraddizioni di diversi valori e conoscenze attraverso una serie di aforismi senza autore, raccolti dalla sterminata offerta di internet: <<Siamo qui per il quarto anno, e sempre nella sezione Frame. Anche le vendite e i contatti sono andati bene>>, ci dicono da queste parti, così come da Martos, galleria newyorchese per la prima volta a Focus. Per la prima volta nella sezione Spotlight e anche a Frieze, invece, P420 di Bologna, con il solo show dell’artista slovacco Milan Grygar. Uno stand molto raffinato, che racconta perfettamente il modo di lavorare dell’artista, anticipatore vero e proprio di una sorta di sound art, pittore e concettuale. In una parola raffinato, come tutti i cavalli di battaglia della galleria emiliana. Alessandro Pasotti è soddisfatto: <<Mercoledì si è lavorato bene, i giorni seguenti sono stati un po’ lenti, ma abbiamo venduto e per essere alla nostra prima volta a Frieze New York non possiamo lamentarci>>.
Altra galleria con uno stand decisamente curato e raffinato è Richard Saulton di Londra, che sempre nei corridoi di Spotlight propone una ricognizione poetica dell’artista Robert Filliou. Gli affari? <<Si fanno, specialmente il mercoledì, ma rispetto allo scorso anno c’è stata una flessione>>. Di chi è la colpa? Potremmo, per certi versi imputarla forse anche – in parte, ovviamente – ad alcune questioni fondamentali: chi è disposto a farsi la traghettata dell’East River e arrivare su un’isoletta dove non c’è nemmeno una fermata di metropolitana in giorni di maggio che a New York sembrano ottobre? Semplice. Come è semplice, per i galleristi, un altro dei motivi per essere qui: Frieze New York, vendite o non vendite, resta senz’altro oltre che una bella fiera da vedere, il “place to be” più trendy dove essere per fare vetrina nell’art world.