Ha aperto i battenti la Biennale di Withney 2004, principale evento espositivo per gli artisti americani, che anche quest’anno, per la seconda volta, si avvale dell’importante sostegno economico del Public Art Found, partner ufficiale dell’esposizione. I progetti dei 108 artisti presentati, saranno così dislocati tra la sede del Whitney Museum e diversi spazi pubblici della città di New York (una importante selezione di lavori sarà esposta al Central Park).
Tre i curatori: Chrissie Iles, Shamin M. Momin e Debra Singer. Doppia linea curatoriale: da un lato l’intenzione è quella di puntare i riflettori sullo scenario della produzione contemporanea più innovativa, nel tentativo di anticipare le nuove tendenze all’orizzonte; e, parallelamente, vengono messi in luce gli influssi più radicali che alcuni esponenti della vecchia guardia – da David Hockey a Marina Abramovic, da Yayoi Kusama, a Paul Mc Carthy – continuano a esercitare sulle generazioni più giovani. Viene fuori un panorama variegato, composito, spesso singolare: cultura pop e impegno politico, rielaborazioni di estetiche fine ’60-primi ’70, sensibilità neo-gotic e death metal, pulp fiction, costruzioni di mondi fantastici e universi sconosciuti, sound art, psichedelia, immaginari apocalittici… E una dichiarata attenzione al mercato (di qualità e di tendenza), con una forte presenza di opere pittoriche e scultoree (scarseggia invece il filone concettuale). Ma non mancano video, performance, installazioni, film, opere sonore.
Assegnato anche il Terzo Premio annuale Bucksbaum, presentato per la seconda volta in collaborazione con la Biennale. Il Premio, istituito dall’imprenditrice Melva Bucksbaum e dalla sua famiglia, viene conferito dal Whitney ad uno degli artisti selezionati per l’esposizione newyorkese: 100.000 dollari più una mostra personale presso il Whitney Museum. (helga marsala)
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