Non c’è solo Londra. Dopo la Biennale di Belleville parigina, arriva in Francia la quinta edizione delle “Journées Art Contemporain” a Grenoble. Non una fiera, ma una maratona inaugurale di due giorni, il prossimo 13 e 14 ottobre, per mostrare la diversità delle forme artistiche e dei contenuti poetici (e politici) attuali, attraverso installazioni, pittura, scultura, fotografia, video e performance in un “viaggio” dentro e fuori la città francese.
Diciassette sono i luoghi coinvolti, dalle gallerie agli spazi no profit, dai musei alle fondazioni, che aprono le loro porte gratuitamente da Grenoble a Pont-en-Royans, da Voiron a St-Martin d’Heres, per godere anche della bellezza della regione.
Una sinergia che mira a diventare un appuntamento sempre più consolidato nella realtà artistica francese contemporanea, con una serie differente di offerte, per avvicinare più pubblico possibile.
Qualche esempio di cosa troverete in questo fine settimana? Per esempio a “Le Halle – Lieu d’art Contemporain” il tema sarà proprio il luogo attraverso l’esposizione di quattro video a raccontare di quattro posti nel mondo: un’isola, Roosevelt Island, nei pressi di un’altra isola, Manhattan, vista come porto sull’Atlantico in grado di ricondurre all’altra estremità dell’oceano, a Le Havre. Focus anche su Gunkanjima, in Giappone, terra di miniere abbandonata e un porto, ma sulla terra ferma, quello di Rotterdam, alla confluenza della Mosa e del Reno, le cui acque lottano contro la corrente contraria del Mare del Nord. Quattro video che raccontano della vita in riva all’acqua e sulla terra, lo spazio, il tempo, il suono, le nostre relazioni e i nostri confini. Perché le tensioni del contemporaneo non v’è dubbio che abbiano portato a questo approdo tematico. Al Museo di Grenoble invece una selezione dei fotografi della “Scuola di Düsseldorf”. Thomas Struth, Thomas Ruff, Andreas Gursky, Candida Höfer e Jörg Sasse con i docenti Bernd e Hilla Becher, sono gli autori in mostra, in un’esposizione che testimonia il cambiamento dell’esperienza estetica della fotografia verso una forma di contemplazione, simile a quella della pittura.
Per concludere segnaliamo anche lo spazio Spacejunk, che ha aperto le sue porte nel 2003 e che ha impostato tutta la sua attività su una serie di correnti giovani, borderline nell’uso dei medium e delle tematiche, configurandosi da subito come una fucina davvero esplosiva. Ogni anno lo spazio, fondato e diretto da Jérome Catz pubblica un bollettino (in formato catalogo) con tutte le esposizioni realizzate e con i loro “viaggi”, in Cina, Australia, Sud America e Stati Uniti. Anche in questo caso insomma il territorio è una piattaforma mobile dalla quale gestire relazioni, e la quinta edizione di JAC probabilmente non è che la punta dell’iceberg che sta uscendo allo scoperto nel panorama europeo.