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Non solo Roma, Berlino o Londra. L’arte va in campagna. E sapete perché? Ve lo racconta Francesco Bartoli, ideatore di un workshop a Velletri

di - 19 Novembre 2014
Dopo ben 12 anni passati all’estero, tra Madrid, Glasgow e Londra, ma anche Colombia e Corea del Sud, si torna alla natura, a Velletri con un seminario in 4 sabati dedicato al disegno.
Siamo in campagna, a sud di Roma.  L’idea è di Francesco Bartoli artista visivo, editore grafico e filmmaker, classe 1978 che dopo il diploma all’Accademia di Brera, con Luciano Fabro, ha girato in lungo e largo per il mondo.
Oggi, con l’idea di costruirsi il proprio mondo , ha pensato che era arrivato il momento di fare i conti con la propria terra e fare rientro in Italia.
«Mi sono messo a ristrutturare, con le mie mani, i due vecchi fabbricati che avevo ereditato.
Dopo mesi di duro lavoro, a luglio di quest’anno ho inaugurato il mio primo studio». I passistudio, è questa la location dove il 22 novembre ha inizio il corso, per altro raggiungibile facilmente anche con un regionale, tanto per ritornare fin da subito ai ritmi della natura!
Indirizzato agli allievi dell’Accademia di Belle Arti ma pure ad artisti di tutte le età, nasce con l’idea di  trasformare  in un’esperienza d’arte teorico-pratica gli incontri dove sperimentare i limiti del linguaggio artistico.
Francesco, perché in campagna?
«Perché l’artista proviene in un certo senso dalla natura. A volte si ha bisogno di silenzio per capire, e non sempre dell’assordante colonna sonora delle città contemporanee».
Come è nata l’idea del corso?
«In qualche modo questo corso è nato proprio a Londra. È stato un momento cruciale per me, in cui ho capito che alcune intuizioni che avevo riguardo le contaminazioni tra le varie discipline potevano esser sviluppate senza alcun timore. Sentivo il bisogno di parlare di questo cambio in atto nell’arte contemporanea e credo che gli studenti delle accademie possano essere degli ottimi ricettori. Vorrei che gli studenti usassero il disegno come lo scheletro portante delle proprie idee o come la loro finestra sul mondo, ma senza regole prestabilite. Credo che in un certo senso gli artisti vivano negli interstizi di questa società, a volte troppo fragili per esserne la colonna portante. Sono capaci di aprire nuove porte e mostrare nuove direzioni, ma non credo possano arrivare a tutti. Ma dovrebbero…forse!».
Che consigli daresti agli artisti più giovani?
«Credo che ogni artista dovrebbe vivere almeno per un po’ a Londra. Lì, si respira l’aria del contemporaneo, in ogni settore delle arti. Gli inglesi, sono sincero, sono molto bravi a fare rete. Ci sono spazi specializzati per ogni disciplina, molte gallerie puntano su artisti giovanissimi, ma soprattutto c’è spazio e tempo per la ricerca. Le nuove tendenze pittoriche si fondono con la scultura, l’arte sonora e finalmente la riscoperta del disegno in formato cartaceo, non come un’opera minore subordinata al lavoro finale, ma bensì come formato principale protagonista di grandi mostre o retrospettive».
Quali altri progetti hai in mente?
«In questo momento sto lavorando su un’istallazione multidisciplinare ispirata al paesaggio italiano dal titolo: Il Paesaggio Spezzato. E l’immagine che ho scelto viene da questa idea, dal video Residual Shapes. www.ipassi.blogspot.it (Anna de Fazio Siciliano)

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