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Non solo Venezia, è arrivo la Biennale di Lione. Con una serie di grandi nomi, sul tema della Modernità. Senza fare il verso a Enwezor?

di - 19 Maggio 2015
L’annuncio era arrivato diverso tempo fa: la Biennale di Lione di quest’anno sarà curata da Sir Ralph Rugoff, attualmente direttore della Hayward Gallery a Londra, sotto la direzione artistica di Thierry Raspail.
Ma Rugoff sarà direttore anche per le edizioni 2017 e 2019, cercando di piazzare la manifestazione francese in cima alle kermesse mondiali del contemporaneo. Conil tema? Anche questo annunciato da tempo: la Modernità.
La mostra, dal prossimo 10 settembre a gennaio 2016, aprirà su tre sedi: “La vie moderne”, alle Sucrière Musée d’art contemporain, Musée des Confluences; “Ce fabuleux monde moderne” a Le Plateau, Rhône-Alpes Region e “Rendez-vous 15”, allo IAC di Villeurbanne. Oltre alle tre mostre anche due piattaforme critiche: “Veduta” e “Résonance”.
Ma qual è la cosa fondamentale che ancora non vi abbiamo detto? I nomi degli artisti, che avranno tutti nuove commissioni e lavori inediti per l’occasione. Rugoff non si risparmia, e schiera – tra un lungo elenco – Kader Attia, Darren Bader, Yto Barrada, Mohamed Bourouissa, Céleste Boursier-Mougenot (già rappresentante della Francia quest’anno in Biennale), Jeremy Deller (ex padiglione Britannico alla Biennale 2013), Cyprien Gaillard, Camille Henrot, Liu Wei, Tony Oursler, Ed Ruscha, Massinissa Selmani, Yuan Goang-Ming (nelle foto Landscape of energy), la nostra italiana Marinella Senatore, Tatiana Trouvé e altri che verranno via via annunciati, anche se, pure in questo caso, siamo pur sempre a poche settimane dall’inizio. E chissà che questi Tempi Moderni non dicano qualcosa d’altro rispetto agli Incredibili di Enwezor.

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