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Note di un direttore/1. Palermo, giorno uno. Da Mondello a Carlos Garaicoa

di - 14 Giugno 2018
Palermo, mercoledì, 13 giugno ’18
Luisa Maria Leto è un’attenta e preparatissima studiosa siciliana che ha deciso di indagare da vicino, in un libro, la “curiosa” figura di Lia Pasqualino Noto, pittrice palermitana decisamente all’avanguardia per il suo tempo. Nata nel 1909 e scomparsa nel ’98, la Noto fu una “anticonformista figurativa” che a costo di perdere il proprio riconoscimento, tra varie peripezie, decise di ritirarsi a vita privata quando, sul finire degli anni ’40, iniziò a imperversare l’Astrattismo e una sua grande tela fu anche rifiutata dalla Quadriennale del 1948, con la motivazione ufficiale – appunto – dell’eccessiva dimensione. Ho scoperto questa figura particolare alla Galleria d’Arte Moderna dove, ieri mattina, con la curatrice Geraldine Blais, in una tavola quadrata più che tonda, si è presentato il progetto “Prego Signori si accomodino” che porterà, dal 18 giugno, una serie di artisti nella casa-studio della Noto, da John Armleder a Gianluca Concialdi, dai Gelitin a Diego Perrone. Autori di una “diversità” in dialogo con questa storica figura, per una riscoperta esemplare e sulla quale è giunto il momento di mettere non tanto mano, quanto memoria.
La prima giornata palermitana in attesa di questa 12ma edizione di Manifesta inizia così, tra una nuvola e un’altra, prima di un bagno circondato dallo splendido arenile caraibico di Mondello. Già, perché Palermo – oltre agli appuntamenti dell’arte – offre meravigliose possibilità di farsi scoprire nelle sue ricchezze e nelle sue problematicità, tra ristoranti che sembrano caduti da un altro pianeta e gli scorci délabré del suo centro storico che, per fortuna, non sembrano destinati a divenire trendy. Almeno non troppo in fretta.
Così, mentre si aspetta l’apertura di Manifesta quest’oggi, ho sbirciato qui e là con discrezione. Senza rivelarvi nulla (visto che l’opening ufficiale sarà domani) posso dirvi che l’installazione di Per Barclay a Palazzo Mazzarino, a cura di Agata Polizzi, vale forse da sola il viaggio a Palermo per la sua intensità. E che sempre qui troverete anche il progetto del giovane Vincenzo Schillaci che, con la collettiva “La Febbre”, cerca possibili punti di contatto tra un gruppo di artisti della sua generazione o poco più. E così sfilano tra pareti e pavimento le produzioni di Pennacchio Argentato e Alessandro Piangiamore, Namsal Siedlecki e Johannes Wald, tra gli altri. Una bella ricognizione (che sta tutta in una sala) che racconta, a suo modo, un pensiero sulla produzione dell’opera nell’epoca della caduta di ogni stile.
Sulla direttrice della caotica via Maqueda, lasciato alle spalle il Teatro Massimo, da non perdere invece, ai Quattro Canti, alla galleria di Francesco Pantaleone, la prima mostra personale di Carlos Garaicoa, “Anatomías y Anatemas”, che con il concetto di “prendersi cura” del Giardino Planetario che è il nostro mondo ha decisamente a che fare.
Si potrebbe perdere invece, purtroppo, la mostra di Gino De Dominicis curata da Vittorio Sgarbi al vicino Museo Riso: allestita a dir poco come un’esposizione d’accademia, anche il gioco “GDD Genio Della Dimensione” è una interpretazione che stona tanto quanto le etichette che, a volte, sembrano superare le dimensioni delle dozzine di piccoli dipinti provenienti da diverse collezioni e stipati in file militaresche in due sale al primo piano. Peccato, e non poco.
Per fortuna che poi, alla Vucciria da Totò, Palermo torna anche quella un po’ cartolinesca che ci fa impazzire, in questo primo spicchio d’estate che qui sembra viversi decisamente meglio! (MB)

Continua…

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