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Note di un direttore/2. Censura e inclinazioni, al secondo giorno tra on e off di Manifesta

di - 15 Giugno 2018
Palermo, giovedì, 14 giugno ’18

«Palermo oggi non è Palermo», dicono i palermitani della loro città in un giorno di pioggia – acquazzoni a intervalli regolari – che funesta un poco la pre-preview di Manifesta 12. All’appello possono rispondere, stando alle regole, solo operatori foto-video, la stampa cartacea e web è esclusa. La verità, però, per chi fa questo lavoro, è che lo sport nazionale è riuscire a infilarsi laddove non si potrebbe. Sennò, che gusto ci sarebbe?
Così inizia la mia seconda giornata a Palermo, dove, per quanto mi riguarda, i vincitori assoluti sono i Masbedo. E non tanto per il pur bel progetto Videomobile, in quella splendida perla che è Palazzo Costantino, su via Maqueda, ma per Protocollo nr° 90/6, all’Archivio di Stato della Kalsa, in via Alloro, Cortile della Gancia, un omaggio alla figura del regista Vittorio De Seta – padre dei videodocumentaristi – che nel 1956 fu inquisito per la sua arte troppo incline a resocontare il mondo degli umili, di contadini, pescatori e minatori, vicina, secondo le autorità, a uno strisciante comunismo. Un semplice schermo led, sul quale si visualizza una marionetta-pupo costruita e animata da Mimmo Cuticchio, che si muove osservante e pensierosa verso un mondo che non vediamo nello schermo ma che è intorno a noi: una sala bunker di faldoni vecchi anche di 500 anni, che raccontano Palermo e le sue storie e la volontà politica di mettere un bavaglio alla libertà dell’arte. Un posto magico, il cui accesso è strettamente a numero chiuso, visitabile solo fino al prossimo 19 giugno, che oltre a una installazione è una vera e propria esperienza.
In realtà, però, quello che sembra un poco prevalere, sopra questa Manifesta, è proprio la sua scenografia, il suo palcoscenico: Palermo è una quinta perfetta ma assolutamente ingombrante nella sua bellezza accecante e cattiva, nei suoi scorci e nei suoi fantasmagorici e fantasmatici palazzi. La sua storia inghiotte, come le camere del Grand Hotel et des Palmes inghiottono gli interventi degli artisti invitati a Raymond, il progetto-innesco di Luca Trevisani in collaborazione con Olaf Nicolai. Si aprono scorci labirintici, come accade anche nella sede temporanea e sicula di Pinksummer, che ha scelto di spostarsi per un po’ a Palermo, «Per scappare ogni tanto dalla “nostra” Genova, che non sta certamente annaffiando i semi della svolta contemporanea dal punto di vista politico-amministrativo», si legge nello status di “Pictorial goose turn”: nove piccole stanze al 27 di via Patania, in cui si susseguono anche diverse piccole personali. Da non perdere i lavori-mappa di Peter Fend o il progetto di conquista di Isola delle Femmine da parte del team guidato da Stefania Galegati Shines.
Il pomeriggio prosegue in via non ufficiale anche a Palazzo Oneto Di Sperlinga, dove troviamo Massimo Bartolini, con “Caudu e Fridu”, una serie di luminarie tipiche della Sicilia e un neon che ripropone una scritta trovata su Palazzo Chiaramonte, che ospitò il Tribunale dell’Inquisizione. A pensarci, tra queste mura corrose da una storia che mecenati privati cercano di riscattare, i brividi sono assicurati. Invece, g. olmo stuppia vi porta, forse meglio di chiunque altro, in una condizione di “palermitanità” assoluta. Qui, al sesto piano di questo bel palazzo in via Malta 21, vi sembrerà di essere ubriachi: l’architettura, infatti, è pendente. Tutto merito di una bomba sganciata nella piazza circostante, nel 1943, che minò la statica dell’edificio che però rimase in piedi e che, oggi, è perfettamente conservato, quasi come in qualsiasi città del mondo. Peccato, poi, per le vertigini. E nonostante il tema di “Cassata Drone”, con gli interventi di Raqs Media Collective alle pareti e con le installazioni di Maria D. Rapicavoli e Stefano Cagol, sia la relazione tra la cultura linguistica e culinaria siciliana e la sua situazione geopolitica e militare, dal dopoguerra a oggi, e la sua commistione di terra d’Africa macchiata, per “subduzione”, d’Europa, anche in questo caso il contesto la dice davvero lunga.
Prima dell’ultimo panino con le panelle da Nnì Franco U Vastiddaru, la tappa è a piazza Marina, per Mega View: tre giorni di cocktail nel parco (8 euro per un gin-tonic, con bicchiere in vetro concepito da Diego Perrone e Andrea Sala in omaggio) e dj-set di Anna Franceschini, Francesco Simeti, Rä di Martino e Josè Angelino, tra gli altri.
Piove ancora. Buonanotte Palermo. (MB)
Continua…

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