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Nuovi Percorsi al Museo del Novecento di Milano, con Marino Marini e il Muro di Alighiero Boetti

di - 23 Febbraio 2019
Dialogheranno uniti da una scala mobile, il grande neon di Lucio Fontana incorniciato dal Duomo di Milano e Marino Marini, che a Milano deve tantissimo della sua fortuna e carriera, nel nuovo riallestimento del Museo del Novecento. Che si apre, appunto, con il progetto museografico per le sculture di Marini pensato dall’architetto Italo Rota, autore del restauro del Palazzo dell’Arengario, che ha anche collaborato all’allestimento delle opere della seconda metà del XX secolo.
In tutto, quasi mille metri quadrati di “nuovi percorsi”, che comprendono l’allestimento di centoventidue opere d’arte e l’integrazione di trenta nuovi artisti all’interno del percorso espositivo, presentato stamattina ufficialmente dopo una lunga conferenza in cui hanno preso parola, tra gli altri, anche l’Assessore alla Cultura, Filippo del Corno, la direttrice dei Musei Civici di Milano, Anna Maria Montaldo e, appunto, l’architetto Rota.
In realtà, il museo si arricchisce di nuovo grazie alla mano privata: la collezione di teste di Marino raffiguranti illustri colleghi dell’epoca e il restante corpus di opere, sono stati donati dall’artista e dalla moglie Mercedes Pedrazzini a Milano tra il 1972 e il 1986, mentre è grazie alla Collezione Bianca e Mario Bertolini, donata al Comune di Milano nel 2015, che si apre una nuova visione su una buona fetta dell’ultimo stralcio del secolo scorso. Non più solo autori italiani ma anche statunitensi in dialogo con la nostra Pop: Andy Warhol e Mario Ceroli, le fotografie e i progetti di Christo e Jan Dibbets con Ugo La Pietra, Intellettuale-Il Vangelo secondo Matteo, di Fabio Mauri, con tanto di proiezione sulla camicia bianca che indossava Pier Paolo Pasolini nel 1975, e per chiudere, da una collezione privata parigina che ne ha permesso il comodato d’uso, una splendida sezione del celebre muro di Alighiero Boetti, iniziato nei primi anni ’70 nel salotto della casa dell’artista a Trastevere e mai terminato, fino alla scomparsa alla metà degli anni ’90.
Un esempio affascinante anche di quello che, teoricamente, è il “passo” di un museo oggi: una mappa aperta a contaminazioni, così come il muro era aperto ai biglietti degli amici, alle pagine di calendario, agli inviti delle mostre e alle fotografie di famiglia. Purché coerenti con un unicum poetico e “d’attenzione”.
Buona “nuova visita”!

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