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Oltre seimila opere a bordo della nave Costa Concordia affondata, tra multipli e originali

di - 15 Gennaio 2012
I morti, i dispersi e i feriti sono un tragico bilancio. Di fronte il quale vanno in secondo piano la quasi certa perdita della nave e anche il disastro ambientale se non si riusciranno a svuotare i serbatoi di gasolio. Ma, senza fare paragoni fuori luogo, l’elenco delle perdite non finisce qui. La Costa Concordia entrata in una secca a poche centinaia di metri dall’isola del Giglio non conteneva solo terme e cinque ristoranti, tredici bar e cinquanta suite con balcone. Come nella migliore tradizione delle crociere di lusso, ospitava anche una serie di opere d’arte, tra multipli e originali, di 35 artisti internazionali, tra cui gli italiani Aldo Spoldi, suo il ciclo dei nove grandi pannelli “Viaggio nelle città europee” e Nicola Salvatore (le sculture delle balene). Si parla inoltre di più di seimila pezzi a bordo tra opere d’arte contemporanea e pezzi di antiquariato da collezione (510 originali e 5.700 multipli) ispirate al tema della nave. E non basta: nel Grand Bar Biedermeir erano esposti 24 oggetti in cristallo della prima metà dell’ottocento. Nel Piano Bar Budapest facevano bella mostra alcuni vasi delle ceramiche Zsolnay, fondate nel 1853 da Miklòs Zsolnay. Il Centro Benessere Samsara era decorato da una importante collezione di xilografie giapponesi costituita da 12 xilografie tratte dai libri Manga di Katsushika Hokusai . Inoltre opere di giovani allievi delle principali Accademie d’Arte di Europa e tra le tante opere d’arte installate nelle suites e negli ambienti pubblici della nave, figuravano anche le tre tele “Oltremare” di Omar Galliani, il pannello “Incontrarsi” di Javier Garcerà, la tavola “Incontro e dissoluzione” di Jordi García Pons, “La Città della Concordia” di Fernando De Filippi (ex direttore dell’Accademia di Brera). (m.b.)

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