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Opere come manifesti pubblicitari. A Milano l’arte pubblica è un dialogo tra “IOèTE”, in oltre trenta cartelloni in città

di - 26 Settembre 2014
Io è un altro, come avrebbe detto Rimbaud, ma forse anche “Io sono te” o, meglio, “Io è te”. Giochiamo con le parole? Perché no, d’altronde anche l’omonima esperienza milanese IOèTE gioca con il doppio ruolo dell’arte come forma di comunicazione e come opera “alta” in questo caso messa sulla strada, replicata ad uso e consumo dell’intera città, che è libera di fermarsi a guardare, di immaginare, di passare oltre, di ignorare, nel più consueto atteggiamento che si riserva all’arte pubblica e alle pubblicità.
31 opere realizzate da 18 artisti, per due settimane sono affisse in altrettanti spazi pubblicitari di Milano, da est a ovest, sfidando la realtà urbana e riflettendo su identità e relazione.
Promosso da TendertToArt, l’incubatore creativo di TenderCapital, player internazionale indipendente attivo nel settore dell’asset management, nato a Londra e mosso dall’idea che l’arte debba essere vissuta non tanto come area di “sponsorizzazione”, ma come una vera esperienza da vivere in termini di ispirazione, creatività, impegno, coraggio, anticonformismo, in una sorta di scambio di energie vitali tra l’istituzione finanziaria e gli artisti.
E quindi, in scena, una serie di semplici manifesti come forma viva per sfidare il quotidiano e per incontrare la bellezza, per arrivare agli occhi di non frequenta gallerie o musei o per “salutare” invece chi è di casa tra le istituzioni della cultura.
Curata da Francesca Alfano Miglietti, in scena vi sono le immagini e le fotografie di Franko B, Letizia Battaglia, Valerio Berruti, Matteo Carassale Janieta Eyre, Cesare Fullone, Branko Jankovic, Francesco Jodice, Gilivanka Kedzior & Barbara Friedman, Shai Ignatz, Antonio Marras, Sebastiano Mauri, Roman Opalka, Qasim Riza Shaheen, Annalisa Riva, Manuel Vason, Paolo Ventura.
«IOèTE è una collezione di immagini che non si dimenticano. Il tentativo sarà quello di tenere la narrazione sospesa in quella situazione unica e non riproducibile in cui si assorbe un evento, o un’esperienza, senza saperne esplicitare gli effetti, senza stabilire e quantificare il cambiamento, senza percepire il punto di partenza e dunque senza poter dare conto dell’arrivo: l’arte incontrata per strada, nella curiosità, nel turbamento di illusioni che cadono senza avvetirne ancora il peso, nell’annuncio della vita, nel desiderio ancora da scoprire», spiega la curatrice. Magari qualcuna l’avete già notata durante una passeggiata, o un parcheggio. Se volete fare un pellegrinaggio tra cartelloni potete trovare la mappa su www.tendertoart.com, e rovesciare per una volta i dogmi dell’osservazione: stavolta l’arte guarda gli spettatori, e non il contrario.

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