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Ordigni bellici inesplosi negli scavi di Pompei. Arrivano le rassicurazioni della direzione

di - 11 Luglio 2019
Durante gli scavi di Pompei non emergono solo preziose testimonianze archeologiche ma anche residui di una storia molto più recente ma non meno significativo e tragica. Nel corso degli anni e degli scavi, 96 bombe risalenti alla Seconda Gerra Mondiale sono state localizzate, mentre, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, sarebbero almeno 10 gli ordigni inesplosi, tutti localizzati nell’area del Parco archeologico ancora da scavare, corrispondente alle Regiones I-III-IV-V-IX.
Le prime bombe furono lanciate dagli Alleati su Pompei il 24 agosto del 1943 – lo stesso giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – a seguito della segnalazione, rivelatasi poi infondata, della presenza di truppe tedesche nascoste nell’area. Il bombardamento proseguì anche a settembre e il bilancio finale fu di 165 ordigni, che distrussero per la seconda volta l’antica città.
«La prima tragica incursione è avvenuta la sera del 24 agosto alle 22,30…una bomba di medio calibro ha colpito l’angolo nord orientale del Foro, dinanzi all’arco di Druso…altre hanno ridotto a un cumulo di macerie la zona di Porta Marina», scriveva all’epoca il grande archeologo Amedeo Maiuri, storico direttore del Museo Archeologico di Napoli e sovrintendente alle Antichità di Napoli e del Mezzogiorno sotto la dittatura fascista. Mauri stesso fu ferito durante un raid a bassa quota ma, fortunatamente, molti reperti erano stati già trasferiti a Montecassino e riuscirono a scampare anche all’attacco all’Abbazia, tra gennaio e maggio 1944, perché il generale Frido von Senger li aveva fatti spostare in Vaticano. Ma i danni alle strutture furono enormi, il Sentiero dell’Abbondanza fu completamente distrutto, come Porta Marina, gli archi del Foro, il Teatro Grande e la Schola Armaturarum, la domus di Triptolemus, la domus di Romolo e Remo, una parte della domus di Diana, l’atrio della domus di Epidio Rufo e la domus di Salustio.
L’ultima bomba inesplosa fu ritrovata nel 2017, in una zona esterna all’area archeologica, la prima nel 1944, da un pilota inglese, nei pressi della Casa degli Epigrammi.
Ma dal Parco archeologico di Pompei arrivano tutte le rassicurazioni del caso: «Nessun rischio né per gli addetti ai lavori che effettuano gli scavi, né per i turisti che visitano l’area. Il Parco Archeologico ha regolarmente redatto il progetto di bonifica, che è stato effettuato metro per metro dal Genio Militare, organo che ne ha la competenza. Nel progetto di scavo per la Regio V è previsto l’obbligo da norma di inserire nel piano di sicurezza la bonifica da ordigni bellici in aree che sono state soggette a bombardamento negli anni passati. Inoltre, tale procedimento vene eseguito per tutti i progetti, compreso quello della nuova recinzione del sito», ha sottolineato la Direzione del Parco.

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