Pochissimi raffinati cultori conoscono l’opera di Antonio Pizzuto (Palermo, 1893 – Roma, 1976), autore dimenticato di Ravenna, Si riparano bambole e Signorina Rosina. La letteratura siciliana, ingabbiata, suo malgrado, in un’immagine di persistente “sicilitudine”, a metà fra la ormai fin troppo banalizzata retorica gattopardiana da una parte e l’irredimibile paesaggio sciasciano dall’altra, è ricca di straordinari talenti ancora da scoprire, che fanno fatica ad inserirsi in un quadro così rigidamente codificato. È il caso dell’opera di Antonio Pizzuto, questore in pensione, approdato tardivamente alla letteratura nell’esercizio solitario di una scrittura certamente difficile, ma estremamente colta e affascinante, conosciuta e apprezzata da una stretta cerchia di addetti ai lavori, ma ancora ignota al grande pubblico.
Sabato 3 aprile alla libreria Broadway di Palermo, alle 18.30, Una serata dedicata ad Antonio Pizzuto può divenire il pretesto per ricordare il valore e la qualità di uno fra i più instancabili sperimentatori della lingua e della sintassi italiana.
Ai ricordi della figlia Maria, di Marcello Benfante e Salvatore Tedesco che presenteranno il quaderno 12-13 della Fondazione intestata allo scrittore scomparso, con scritti di Alda Capodoglio e Marco Antonio Altieri, farà da sfondo la mostra fotografica La mano della sposa di Nosrat Panahi Nejad, autore anche del documentario Antonio Pizzuto (1893-1976) che verrà proiettato nel corso della serata. (davide lacagnina )
[exibart]
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