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Parigi, un pensiero/Giorgio Galotti, gallerista. “non basterà qualche attentato, coordinato o scoordinato che sia, a cancellare quello che siamo”

di - 15 Novembre 2015
Pensano di annichilirci con atti barbarici, non hanno altro modo per farsi sentire. Me li immagino nei loro loculi a studiare tattiche bizzarre, arrovellandosi su cosa potrebbe scuoterci di più. Me li immagino in una sala affollata dove non riescono neanche a parlare a turno perché ottenebrati dal loro sordomutismo ideologico. Non gli interessa se una bomba di polvere da sparo e chiodi, esplosa in uno stadio, possa fare più rumore di una persona giustiziata di fronte a una telecamera. Vogliono solo avvicinarsi a noi e l’unico modo che hanno per farlo è urlando.
Si ispirano a noi in tutto. Siamo i loro eroi. Siamo il Vecchio Continente, abbiamo sopportato le guerre di religione migliaia di anni fa, abbiamo superato le guerre mondiali dove la religione non era neanche più un problema. Questi signori pensano che atti del genere possano intimorire un popolo che ha fatto il mondo, che ha domato la natura con strategie becere, un popolo che ha utilizzato le torture prima, la ghigliottina dopo, e la sedia elettrica poi, prima di capire che alcune regole scritte su un volume diffuso a tutti, avrebbero reso l’uomo più uomo.
Questi poveretti che si lanciano nelle folle ululando come facevano gli indiani d’America, dimostrano la loro disperazione, attentato dopo attentato. Non fanno paura, non è terrore questo. Sono analfabeti che non sanno più come inserirsi in un dibattito sociale che non gli appartiene per una questione culturale. Una depressione culturale che li tiene 1500 anni lontano dal mondo di oggi. La nostra anima è fatta di storia, libri, ideologie diverse, opere architettoniche uniche, tecnologia, bellezza, molta bellezza. Quella bellezza che li manda fuori di testa. Non basterà qualche attentato coordinato, o scoordinato che sia, a cancellare quello che siamo. Perderemo qualche vita, piangeremo per loro e ci uniremo grazie a loro. Ci uniremo come non eravamo uniti da centinaia di anni. E dopo esserci riuniti li uniremo a noi, per insegnare loro a guardare il mondo da qui, e a capire come la bellezza possa renderci più felici, almeno un’ora al giorno. (Giorgio Galotti)

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