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Perdere le braccia, per via della pittura. Giovanni Morbin si racconta al Festival Drodesera

di - 28 Giugno 2018
Cosa fai, se vuoi smettere di dipingere? Ti separi dalle braccia. Una soluzione radicale, per quanto ovviamente metaforica, che lascia trasparire il temperamento di Giovanni Morbin, artista concettuale e performativo nato a Valdagno, nel 1956, al quale la 38ma edizione del Festival Drodesera ha dedicato un approfondimento.
Cosa successe, precisamente, quel giorno del 1985 in cui Morbin prese la fatidica decisione? Ce lo racconterà lui stesso in occasione de “Il giro del Mondo con partenza da fermo (Movimento con passo falso), 1985-2018”, una conversazione che si terrà venerdì, 29 giugno, alle ore 11, nello spazio de “Le terme” di Centrale Fies. Durante la conferenza si svolgerà anche la riedizione di quella storica performance “La Grande Impresa”, quando Morbin, volendo separarsi dalle sue braccia, spedì a due indirizzi a caso, uno a est e uno a ovest di Vicenza, una copia fotografica del suo braccio sinistro e una copia del destro, con l’invito, per l’ignaro destinatario, a proseguire il tragitto, fino a creare idealmente un abbraccio planetario. In questa occasione, quindi, si darà il via alla prima spedizione delle braccia, in attesa che all’artista siano restituite.
A seguire, alle 14.30, ci sarà una lecture performance per un numero limitato di partecipanti intitolata “Giovanni Morbin raccontato da Giovanni Morbin”, un momento seminariale di studio e ascolto in cui l’artista, fine conoscitore della storia dell’arte, racconta la sua opera nel contesto artistico e sociale che, dal primo ‘900, arriva ai giorni nostri. Marcel Duchamp, il corpo del fascismo, l’anomalia della rappresentazione fotografica sono solo alcuni degli attori chiamati a raccolta dall’artista in questa speciale e intima narrazione.
Un ulteriore e fondamentale momento di approfondimento si svolgerà il 7 luglio, alle 19, nello spazio della “Galleria trasformatori” con l’opening della mostra antologica curata da Denis Isaia. Il progetto, scandito dalla riproposizione di alcune fra le azioni più note dell’artista, prende spunto da un nucleo di opere per lo più inedito degli anni ’70 e ’80 fino a giungere alle prove più recenti.

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