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Polemiche: il crocifisso del mistero tra Bondi, Settis e Cecchi. Sovrastimato? Chi l’ha comprato? Davvero è opera di Michelangelo?

di - 20 Febbraio 2012
L’oggetto è un crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo, acquistato dal ministero dei Beni Culturali quando l’ex ministro Sandro Bondi ne era titolare. La compravendita è avvenuta nel 2008 dall’antiquario Giancarlo Gallino che l’aveva esposto in una mostra al museo Horne di Firenze e fatto figurare come una probabile opera giovanile del Maestro. Quando viene messo in vendita il prezzo è di 18 milioni di euro ma il Mibac, dopo qualche valutazione e stima, la spunta per poco più di 3 milioni.
La polemica monta proprio a partire dal prezzo, da molti ritenuto eccessivo se l’attribuzione è sbagliata e stranamente basso se è esatta. Ma qui arriva il bello. Le indagini dei carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico, su mandato della magistratura penale e la Corte dei Conti, decidono che l’opera ha un valore nettamente inferiore a quanto pagato, circa 700mila euro, e oggi punta il dito sui responsabili dell’acquisto, a partire dall’allora direttore generale e oggi sottosegretario del Mibac Roberto Cecchi, che però ribadisce: «Fu proprio la Corte dei Conti nel 2008 a dare legittimità all’acquisto registrando il contratto relativo». Stamane la smentita di Salvatore Settis, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali all’epoca dell’acquisto del Crocifisso: «Mai visto né attribuito». Eppure c’è una mail, datata 18 Novembre 2008, in cui Settis scrive a Cecchi che l’idea di comprare un pezzo di Michelangelo, con soldi che il Mibac possedeva, gli sembrava «un’ottima idea». Che però oggi afferma con nettezza un’altra versione dei fatti: «Durante la mia presidenza il Consiglio superiore non ha mai, neppure per un secondo, parlato del Crocifisso: è dunque evidente che non posso aver parlato a nome del Consiglio, né posso aver fatto attribuzioni perché non ho mai visto quel Crocifisso. E non ho l’abitudine di esprimere pareri senza prima aver visto». Settis aggiunge che, anche in tempi di magra, un buon acquisto è sempre un segnale positivo. Rimangono da chiarire però molti punti oscuri: chi ha comprato materialmente il crocifisso? Com’è possibile che il Mibac venga gabbato in questo modo? Sentite odore di frode? Riciclaggio? Per ora il crocifisso, che doveva essere esposto al Museo del Bargello a Firenze, è finito in un magazzino. Per il resto…si sono persi due milioni di euro? Incassati da chi?

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