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Pompei nel mirino. L’Unesco promuove gli interventi effettuati e i “tempi ragionevoli” dei restauri, mentre i sindacati tirano fuori vecchi abusi d’ufficio

di - 5 Marzo 2015
“Ci sono miglioramenti tangibili e significativi nello stato di conservazione di Pompei. L’Italia ha compiuto sforzi considerevoli nell’adottare le raccomandazioni dell’Unesco World Heritage Committee. Si è dato il via a gran parte delle iniziative annunciate. Sono state eseguite sostanziali opere di restauro sul sito, ci sono lavori in corso in nove delle tredici domus identificate a rischio nel 2013. Invitalia e Ales, entrambi aziende sostenuto dal Governo, hanno fornito rispettivamente risorse professionali aggiuntive e ulteriore personale di custodia. La gestione del sito è stata riorganizzata creando una speciale Soprintendenza autonoma per Pompei, Ercolano e Stabia. Ciò significa che gli sforzi possono essere concentrati sui monumenti vesuviani, senza dover avere a che fare con il museo nazionale di Napoli e tutti gli altri siti archeologici della provincia di Napoli”. Lo dicono gli ispettori dell’Unesco, dopo 4 giorni di supervisioni a Pompei lo scorso novembre, ma pubblicati oggi.
«Le parole degli ispettori Unesco sono il giusto riconoscimento di un lavoro intenso, scrupoloso e metodico. Ci aspettiamo ancora grandi frutti dall’opera appassionata e capace di chi è al lavoro sul pieno recupero degli scavi di Pompei, nella speranza che niente riesca a oscurarne i meriti e i risultati», ha dichiarato il Ministro Franceschini, anche se sempre su Pompei qualcosa oggi va un po’ storto, perché se l’Unesco continua rimarcando che “Il bilancio è gestito con efficacia e il personale qualificato è disponibile i lavori di restauro e di valorizzazione di una domus, per quanto sia danneggiata, divengono possibili in dei tempi ragionevoli”, i Sindacati tirano fuori l’inchiesta della Corte dei Conti sull’ex Commissario Delegato per l’Emergenza Pompei (dopo i crolli del 2008 e 2009) Marcello Fiori. Nell’arco di 2 anni con varie ordinanze di protezione civile furono stanziati complessivamente 79 milioni di euro tutti finalizzati alla messa in sicurezza e alla salvaguardia dell’area archeologica. Peccato che invece, nel 2010, vi sia stata una gara senza affidamento per la fornitura di attrezzature per lo spettacolo e per l’allestimento scenico del Teatro Grande di Pompei, messi alla stessa stregua della stessa salvaguardia del patrimonio, scialacquando i quattrini. Acqua passata non macina più?

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