Si è fatto conoscere qualche anno fa con i suoi “dipinti” realizzati con normali timbri di cartoleria (quelli del tipo gg/mm/aa), coi quali dà forma alle figure e, allo stesso tempo, documenta giorno per giorno la durata del proprio fare. Come un frescante medievale, Federico Pietrella (Roma, 1973) misura lo spazio e il tempo del lavoro e suddivide in giornate la superficie del quadro. Le date si susseguono, accostate le une alle altre
Fino al 12 marzo – giorno dell’inaugurazione della mostra – possiamo vedere Pietrella all’opera live, allo Studio d’Arte Cannaviello, dove ha allestito il proprio particolarissimo atelier. Con l’aiuto di un paio di amici fidati, si sta appropriando dello spazio a modo suo, piantando innumerevoli chiodi che, come nuvole di insetti neri, sciamano sui muri bianchi della galleria e presto lo raggiungeranno. Sulla parete di fondo, infatti, man mano che i chiodi avanzano, Pietrella sta lavorando coi timbri al proprio autoritratto: spossato, le braccia abbandonate lungo i fianchi e il capo chino, dopo tanto martellare. C’è nessuno che voglia dare una mano? (matilde marzotto)
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a lavorà scansafatiche!
ma che bella questa speednews! :)
Figata. bravo Cannaviello, vecchia volpe.
Complimenti per le perspicaci osservazioni.
Non c'è che dire.
Come fate a non vedere l'audacia del suo paradosso.
Un artista che lavora!!
Roba da libro cuore.
federica...ma che diavolo. quale persipicacia, quale paradosso? eddai è ora di finirla con ste cazzate,uno pianta i chiodi perchè è lui che vuole farlo e chiede a me se lo aiuto? ma stiamo scherzando, manco fosse un muratore di fuorigrotta a chiedrmi na mano. la fente dovrebbe smetterla di sparare smerdate in qua e in la e c avere la presunzione di chiamarsi artista. porca mignotta mica può esse che ogni cosa che uno fa sia arte, dai!