Ancora un paio di settimane (scadenza il prossimo 15 marzo) per
iscriversi alla terza edizione del “Premio Internazionale di Scultura Fondazione Henraux, in memoria di Erminio Cidonio”.
Un contest nato per onorare con l’arte, nel senso più ampio delle discipline annesse connesse, dall’architettura al design alla decorazione. Il bando, aperto a tutti gli scultori under 45, ha visto vincitori nelle scorse edizioni gli artisti Fabio Viale e Alex Bombardieri (ex aequo nella prima edizione) e Mikayel Ohanjanyan.
Anche quest’anno la giuria internazionale che sceglierà l’artista vincitore sarà presieduta dal critico Philippe Daverio (sopra, con il Presidente Carli), a luglio, negli spazi della Fondazione a Querceta, in provincia di Lucca. Abbiamo chiesto a Paolo Carli di raccontarci dell’iniziativa, anche per scoprire qualcosa in più di un premio decisamente particolare.
Territorio, materiali d’eccellenza e legati alla storia dell’arte, sapienza tecnica e poetica, il tutto coniugato alla contemporaneità. Questa sembra la formula del Premio Henraux. Ci ricorda l’origine di questa iniziativa, piuttosto lontana dai vari “contest” attuali?
«La Fondazione Henraux e il suo Premio Internazionale per la Scultura in marmo sono nati per mia volontà alcuni anni fa. In realtà il progetto Fondazione e il progetto Premio, unitamente alle ulteriori attività culturali della Fondazione, si inseriscono a pieno titolo nella storia dell’Azienda. Le nostre cave sul Monte Altissimo furono scoperte da Michelangelo, e duecento anni di storia raccontano come Henraux sia, a tutti gli effetti, oggi come ieri, un’azienda leader nell’escavazione e nella lavorazione di marmi ornamentali. Da Querceta di Seravezza, dove sono i nostri stabilimenti, sono partiti grandi e storici progetti di ambito artistico e architettonico, e oggi anche di Design. In questo piccolo comune della Versilia sono passati alcuni fra i più grandi artisti che la storia moderna ricordi. Ne cito solo due fra i tanti: Henry Moore e Auguste Rodin, che fu ospite di Jean Baptiste Henraux, Fondatore dell’azienda. Per la contemporaneità mi piace ricordare che tutta l’arte è stata contemporanea e mi piace immaginare che quello che facciamo oggi divenga domani ancora più importante, per questo sostengo il lavoro dei giovani artisti e la Fondazione è forte di questa mission».
Il Premio si rivolge ad artisti under 45, mentre spesso l’età dei giovani è fissata a 35 e under. Forse perché la scultura resta una delle discipline più complicate dell’arte, che ha bisogno di maggiore esperienza e forza?
«Pensiamo che la scultura sia più complicata rispetto ad altre espressioni artistiche e pensiamo che la scultura in marmo lo sia ancora di più. La pietra è un materiale duro e fragile allo stesso tempo, occorrono competenze specifiche per poter far emergere la forma perfetta dal blocco di marmo. Oggi si lavora con l’ausilio di tecnologie avanzatissime, ma questo non significa che è tutto più semplice, anzi, per certi versi è ancora più complesso. L’artista, lo scultore, deve essere capace di confrontarsi con la materia, con le maestranze, e con i procedimenti tecnologici. Direi di si, la nostra soglia per l’età è più alta anche perché desideriamo porgere l’opportunità di lavorare il marmo anche ad artisti che, pur essendo giovani e magari già affermati, non hanno ancora toccato la più sublime fra le pietre scultoree: il marmo, il bianco soprattutto, la nostra pietra per eccellenza».
La scultura in senso stretto è forse uno dei medium che ha subito di più un abbandono da parte degli artisti. Quale potrebbe essere un modo per riscattarla e far sì che non sia più la “lingua morta” e tragica di cui parlava Arturo Martini nel suo celeberrimo saggio?
«In realtà stiamo assistendo ad un grande ritorno del marmo e della scultura. Credo che questo “abbandono” temporale sia stato dovuto ad un fare artistico che negli ultimi decenni ha privilegiato, e sperimentato, diversi medium espressivi. Penso fosse una necessità degli artisti contemporanei, così come oggi stiamo assistendo ad un ritorno che, quasi certamente, è legato al desiderio di produrre opere d’arte che abbiano, come nel passato, una loro insita rilevanza materica. Vorrei rispondere bene alla seconda parte di questa domanda: abbiamo istituito l’unico Premio al mondo dedicato alla scultura in marmo. Ci crediamo, è il nostro progetto. Ciò che sta accadendo di molto significativo è che stiamo ricevendo il consenso di molti e, infine, abbiamo già traghettato tutti i nostri finalisti e vincitori della prima e seconda edizione su un rilevante piano di notorietà e diffusione del loro fare scultura».