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Quando la polizia entra alla Tate, a cavallo. Tra le azioni dell’opening anche la nuova puntata di “Tatlin’s Whisper” di Tania Bruguera |

di - 19 Giugno 2016
Parliamo della performance di Tania Bruguera Tatlin’s Whisper #5 tenutasi alla Tate Modern. «Entrate velocemente», «Mettetevi sul lato sinistro», «Raggruppatevi». Ad accoglierci al museo ieri erano due poliziotti a cavallo che si aggiravano per gli spazi del museo. Un bambino dal pubblico chiede a uno dei due poliziotti perché sono lì, cosa sta succedendo. Gli spettatori si muovono seguendo fedelmente le indicazioni che ricevono. Uno stupore bizzarro circola nell’aria, c’è anche chi pensa che sia normale: d’altronde la polizia a Londra gira a cavallo, si sente dire. Sì, ma non certo in un museo.
Decontestualizzazione di un’azione, una performance, che si presenta come spontanea e improvvisa perché non annunciata prima e non spiegata da nessuna parte. Bisogna arrivare fino al punto informativo per farsi dire cosa succede. L’intento è quello di permettere allo spettatore di ricollegare l’evento alle immagini appartenenti alla memoria mass mediatica e non a quella artistica. Il lavoro (presentato dall’artista alla Tate già nel 2008) è infatti il quinto pezzo della serie Tatlin’s Whisper, un progetto che esamina la relazione tra le immagini presentateci dai media e il sentimento di apatia e distacco che spesso esse ci “suscitano”.
La serie presenta situazioni, ben conosciute in quanto ripetitivamente mostrate dalla stampa, ma ora sconnesse dall’evento originale che ha dato origine alla notizia e rappresentate nel modo più realistico possibile in una istituzione dell’arte. La partecipazione del pubblico è elemento fondamentale. Sono gli spettatori a determinare il corso della performance. L’intento alla base del lavoro è quello di far superare il distacco che spesso le persone vivono rispetto alle molte immagini proposte dalle news che leggiamo, vediamo, ascoltiamo quotidianamente. Vivendo in prima persona un’esperienza, l’evento – che nella vita di tutti i giorni diviene raffigurazione mass mediatica – assume qui una caratteristica “empatica” permettendo agli spettatori di appropriarsene in una certa misura e superando in tal modo quel sentimento di lontananza e saturazione con cui spesso ci si rapporta alle immagini presentateci dai media. (Diletta Cecili)

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