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Qui Los Angeles/4. La fiera. ALAC o il trionfo del colore alle pareti. Con un tocco queer

di - 14 Febbraio 2019
Arrivare all’ora di punta alle spalle dell’aeroporto di Santa Monica, da un punto “centrale” qualsiasi di Los Angeles, che sia Hollywood o Downtown, non sarà impresa facile. Per cui prendetevi il vostro tempo e sappiate bene a cosa andate incontro. La decima edizione di ALAC, acronimo che sta per Art Los Angeles Contemporary raduna, infatti, al Barker Hangar – sentirete più di qualche reattore ruggire verso il bar – qualcosa come 80 gallerie della scena giovane ed emergente che propongono, salvo che in alcuni casi, effettivamente artisti giovani ed emergenti.
Nel complesso la fiera è godibile: i booths non sono tanti, i galleristi chiacchierano volentieri e le opere sono quello che di più decorativo e colorato si possa trovare sul mercato. Pittura su pittura, un po’ di ceramica (sintomo che l’attenzione a questo materiale cresce anche da queste parti), zero fotografia, se si esclude qualche vecchio pezzo di Orlan presentato dalla parigina-newyorchese Ceysson & Bènètiére, e un unico, divertente video, firmato dall’artista queer Emilio Bianchic, rappresentato dalla UV Estudios di Buenos Aires. A Bianchic piacciono gli smalti per unghie, finte e rosse, e nel brevissimo girato si vede il risultato in diretta di una manicure sulle montagne russe di Coney Island, a New York.
Ecco, diciamo che il livello più profondo di questa fiera colorata e divertente un po’ è questo. Parterre di partecipanti quasi esclusivamente dagli Stati Uniti, si va di nuovo sul queer da Marinaro (New York) con i quadri in stile anni ’80 di Hannah Whitaker e di Anthony Iacono, mentre cambia il registro con la galleria polacca Pola Magnetyczne di Varsavia. La sua direttrice ci racconta che è la prima volta che sono a una fiera a Los Angeles e che si sentono un po’ “diversi”. E per fortuna, perché il loro stand, che parla di femminilità e femminismo con le tele astratte della giovane Agata Bogacka e le stampe, tutte della fine degli anni ’70 circa, di Teresa Gierzynska, è un unicum in questo mare magnum fumettistico.
Splendide invece le sedute dalle forme sessualizzate e rosa confetto di Anna Aagaard Jensen, presentata dalla Functional Art Gallery di Berlino, che lo scorso week end era anche a Nomad, la fiera piccola e ricca di Saint Moritz. Progetto speciale, invece, quello di Eric Wesley per Bortolami, che trasporta all’Hangar il suo ufficio e tutto il suo contenuto, dai lavori di gioventù a quelli di oggi, per tentare di vendere la sua “estate”. A un milione di dollari o forse meno. Tutto il resto fa colore. (mb)

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