Scope è in riva al mare, come Untitled, e come in tutte le altre fiere anche qui il pubblico non manca, anzi. Quello che a volte invece sembra mancare è un poco di uniformità nelle gallerie presenti, che passano dai bric-à-brac a immagini più colte.
Iniziamo con qualche esempio.
La scomposizione di A bigger splash di David Hockney dell’artista inglese Nick Smith è in scena da Lawrence Alkin di Londra: l’artista frammenta un’immagine della celebre opera in stile pantone, riportando sotto ogni singola tessera che compone il nuovo puzzle un nome di una località californiana vicina ai luoghi di vita e lavoro dell’artista negli anni ’60: una cartografia in pittura decisamente raffinata se si guarda ad altre gallerie qui presenti, come Red Truck di New Orleans, che espone una quadreria di stoffe zeppe di teschi, zombie, streghe ed esoterismo vario ed eventuale che solo nel French Quartier della città della Louisiana.
10mila dollari invece per comprarvi un altro pezzo “concettuale” e irriverente. Siamo allo stand della belga (di Bruxelles) Vogelsand Gallery, che espone tra gli artisti la giovane iraniana Soraya Doolbraz. Che ha fatto? Ha riprodotto una versione “romanzata” del Nudo Sdraiato di Modigliani e l’ha frammentato e ricomposto con migliaia di piccolissimi tasselli che osservati da vicino riportano le fotografie di genitali maschili vestiti con cappellini, camicie, cravattine e simili. Un lavoro sulla composizione della figura femminile nell’immaginario, puerile, dell’uomo. Una bella presa di posizione, seppur ad effetto, in una fiera che molto spesso mischia generi, pezzi e prezzi, in un calderone che in alcuni punti è una vera accozzaglia.
Indiana Bond da Bogotà punta invece sull’effetto sorpresa con il lavoro di Camilo Matiz che chiede al pubblico di fotografarsi in una serie di specchi che riflettono anche un gruppo di neon che in base allo sguardo, se frontale o guardando al riflesso, rivelano due messaggi differenti (you are a star/you bastard): gli smartphone rivelano così la doppiezza delle medesime lettere, in una critica alla società delle immagini (nella foto di home page).
Bellissimo invece il lavoro di Eric Nado, Mitra Lettre, presentato dalla galleria C.O.A. di Montreal: l’artista riassembla con una incredibile minuzia i componenti di una serie di vecchie macchine da scrivere, creando appunto dei mitra. Richiama le Armi di Pino Pascali, i Transformer in scena al MAXXI e ci racconta ancora una volta quanto le parole possono, i libri, la cultura possono innescare conflitti, o come possono essere arma per sanarli.
Taglialatella da New York va sul sicuro con multipli di Hirst, Basquiat, Mr. Brainwash e i fumettoni di Peter Mars, mentre Station 16, sempre da Montreal, la butta sul politico in versione hip-hop mentre da Celaya Brothers di Città del Messico una coppia di italiani decisamente conosciuti da Exibart: Stan & Lex, con due nuovi lavori e un gruppo di stencil poster.
Il giudizio complessivo? Bisogna saper scegliere. E chissà cosa sceglieranno i collezionisti che, anche da queste parti, discutono prezzi, con galleristi, tra loro o al telefono.