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#rEGenYPT. Da piazza Tahrir a Port’Alba a Napoli, una nuova strada del fotogiornalismo, tra hashtag e Street Art

di - 21 Gennaio 2017
Dagli ultimi giorni di dicembre 2016, la salita di Port’Alba, centro storico di Napoli, si è trasformata in un urlo di protesta. Durante una breve azione notturna, Eduardo Castaldo ha creato la sua prima installazione, un’opera di forte impatto sociale, estetico ed emotivo, intrappolando, all’interno delle vetrine della ex Libreria Guida, le grida degli egiziani che, sei anni fa, furono immortalati dal fotogiornalista napoletano durante la cosiddetta “rivoluzione del Nilo”: venticinquemila manifestanti scesi in Piazza Tahrir per chiedere riforme politiche e sociali.
Il fotogiornalismo, che di per sé è una disciplina legata al presente, viene rielaborato da Castaldo e presentato come processo artistico attraverso una fusione con la Street Art. I puristi del fotogiornalismo rifiutano l’utilizzo della fotografia di cronaca a scopi artistici, sostenendo che non si può fare arte sulla verità ma Castaldo procede oltre questa obiezione, mostrando una verità molto più ampia di quella che appare, pur partendo dal fatto storico. Infatti, il periodo dell’affissione non è casuale ma corrispondente ai giorni dell’inizio delle proteste che, poi, si propagarono per tutti i paesi arabi. Da un lato, con la sua azione, ha riportato una testimonianza storica, fondamento del fotogiornalismo, dall’altro, con la rielaborazione artistica, ha attualizzato quelle voci, ormai mute come quelle degli egiziani che continuano a vivere nell’oppressione. Le immagini dei protestanti sono affisse all’interno delle vetrine, insieme alla sabbia che, lentamente, le coprirà, completando l’opera proprio il 25 Gennaio 2017, data dell’anniversario della manifestazione di piazza Tahrir, quando i volti saranno semisepolti, segno della repressione che ancora non è finita, nonostante non se ne discuta più. In questo modo, il fotogiornalismo non perde la sua attualità ma, anzi, restituisce voce a quei manifestanti che sapevano che Castaldo era lì, accanto a loro, li seguiva, li sosteneva, li fotografava, credendo che quello fosse un modo per far suonare le loro richieste. Così, partendo dagli archivi di Castaldo, potrebbe nascere una nuova forma di azione artistica, una PhotoStreetArt che invade le strade per sensibilizzare e raccontare la società in maniera realistica.
Tra gli hashtag che hanno corredato le foto dell’azione dell’affissione e pubblicate su Instagram, è stato più volte utilizzato anche #rEGenYPT un gioco di parole tra Egitto e Regeni. L’omicidio di Giulio Regeni, il cui rapimento avvenne il 25 Gennaio 2016, è un altro dei fatti denunciati in questo progetto ma il riferimento è più per il caso mediatico che per una pretesa di giustizia perché, come scrive anche il fotografo nella didascalia che accompagna l’installazione, la richiesta di verità è retorica, ciò che è accaduto è evidente e la situazione è simile a quella che vivono moltissimi egiziani quotidianamente. La citazione è utilizzata per far riflettere: «L’unica giustizia che ci può essere in un regime è che il regime finisca, perché la giustizia deve essere per tutti, altrimenti non è giustizia». (Michela Sellitto)

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