Con l’opera di Christian Boltanski ( Parigi, 1944 ) – ospite a Reggio Emilia all’interno del Festival d’Autunno Rec – si entra in un allegorico sacrario dell’umanità. L’artista, in occasione del più importante omaggio mai dedicatogli in Italia, crea nel suggestivo spazio della Chiesa di S. Carlo, l’installazione site-specific Camminando, un percorso visivo pregno di spiritualità cristiana che si snoda attraverso brani di memoria sedimentata e si lega profondamente all’immaginario collettivo della città, invitando lo spettatore ad un raccoglimento silenzioso. Nello spazio fatiscente della Chiesa, centinaia di scarpe appese al soffitto a guisa di ex voto, richiamano alla mente la precarietà effimera dell’esistenza; viceversa sul pavimento, soprastanti ad un letto di erba e fieno, teche di vetro illuminate, simboliche tombe di sconosciuti, fungono da memento, mentre passano in rassegna, uno dopo l’altro, proiettati sulla parete absidale, anonimi ritratti fotografici di cittadini reggiani. Volti senza identità consunti dal tempo, appena decifrabili, volutamente sfuocati come fossero in realtà soltanto impronte, tracce somatiche immateriali come quelle lasciate da Cristo sulla Sindone, accompagnati da una macabra litanìa funebre che recita i loro nomi. Un viaggio metaforico che trova il suo compimento nell’opera “itinerante” (intesa in itinere) “Tant que nous sommes vivants” (letteralmente Finché siamo vivi) realizzata a tre mani all’interno del Teatro Valli.
Boltanski, assieme a Franck Krawczyk e a Jean Kalman, giocando sulla multisensorialità, destabilizza lo spettatore – attore avvolgendolo nella nebbia di gas fumogeni, invitandolo a spostarsi tra i meandri del teatro -come anima errante intrappolata e sospesa in una sorta di Limbo infernale- seguendo stimoli sonori differenti, dall’inno polacco alle sonate mozartiane, abbagliandolo con luci potenti e intrigandolo con improvvise apparizioni di fantasmi mascherati. Una modalità visionaria sicuramente di grande effetto ma che risulta alla fine troppo criptica e cerebrale per riuscire realmente ad emozionare. (francesca baboni)
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