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“Relevant Notes”, ovvero dialoghi tra spazio ed installazioni, che parlano italiano. Alla Cara Gallery di New York

di - 28 Giugno 2016
Cara Gallery presenta una mostra dalla valenza museale: a New York è stato chiamato a intervenire un gruppo di artisti molto diversi, ma con delle tematiche di ricerca strettamente legate tra loro. “Relevant notes” racconta infatti diverse tipologie artistiche dedite all’ambiente e all’architettura sotto diverse sfaccettature focalizzate sulla cura per l’installazione, sulla ricerca di un linguaggio di materiali diversi e sulla profonda relazione con lo spazio. Uno stretto dialogo tra Christo & Jeanne-Claude – ora tanto in auge grazie alla monumentale opera sul lago d’Iseo – Gianni Pettena, Bruna Esposito, Andres Jaques, Diango Hernandez, Igor Eskinja, Jason Middlebrook, Franklin Evans, Federico Luger, Matteo Berra e Ebtisam Abdulaziz.
Installazioni, disegni, fotografie, pittura e scultura sono il punto di partenza di questa relazione tra spazio e intervento artistico. L’opera di Gianni Pettena rappresenta un intervento di grande valenza socio-politica: l’artista già nel 1968 invadeva piazze e luoghi pubblici con le sue grandi lettere in cartone lanciando chiari messaggi, come in questo caso quello di Grazia & Giustizia, che qui spezza lo spazio della galleria in due. Una mediazione artistica, quella di Pettena, che ha anticipato pratiche come la Land Art americana. E poi il tema dell’architettura: Luger espone due raffinate tele – una piccola e una di medie dimensioni – che connettono due elementi architettonici talmente uniti da chiamarsi Friends. E poi la vivida lavorazione in legno di Middlebrook. Di impatto le installazioni di Andres Jaque – un richiamo tra natura e fantastico dell’artista appena reduce dell’Art Prize Award 2016 – e di Bruna Esposito che, attraverso un dialogo tra tre disegni e una scopa posta in un angolo, da contrappeso a tutta la mostra, segna un equilibrio razionalizzato nell’opera ormai storica Perla a piombo, esposta alla Biennale nel 2005. E ancora la tenda trasparente di Eskinja: un preludio a uno spettacolo che non c’è, ma che obbliga lo spettatore a proseguire nello spazio per curiosità e per muoversi oltre e sbirciare. (Rossella Farinotti)

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